• Home
  • Biografia | Biography | Biographie | Biografie
  • Mostre | Exhibitions | Expositions | Ausstellungen
  • Contatti | Contacts | Kontakte
  • Autentiche e autorizzazioni | Authentication and authorizations

LUCIA MARCUCCI

LUCIA MARCUCCI

Archivi tag: Emilio Isgrò

Global Visual Poetry: traiettorie transnazionali nella Poesia Visiva

25 martedì Feb 2025

Posted by Lucia Marcucci in Eventi

≈ Lascia un commento

Tag

Achille Bonito Oliva, Alain Arias-Misson, Betty Danon, Contemporary Art, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Giuseppe Chiari, Jean-François Bory, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Caruso, Luciano Ori, Luigi Tola, Maria Lai, Michele Perfetti, Poesia Visiva, Raffaella Perna, Rodolfo Vitone, Sarenco, Tomaso Binga, Visual Poetry

a cura di Raffaella Perna

La mostra Global Visual Poetry 1950-1980 è concepita per porre in luce il carattere transnazionale della Poesia Visiva, una tra le correnti artistiche più incisive del secondo Novecento, che ha saputo raccogliere l’eredità delle prime avanguardie per aprirsi, sin dall’esordio, al dialogo tra culture e paesi diversi, superando barriere geografiche e identitarie nella prospettiva di un’arte inclusiva e socialmente impegnata. Con oltre duecento opere, l’esposizione propone uno sguardo trasversale sulla ricerca di esponenti legati alle diverse sperimentazioni verbo-visive emerse, su scala globale, a partire dal secondo dopoguerra dalla Poesia Concreta alla Poesia Visiva, dalla Poesia oggettuale alla Nuova Scrittura con l’obiettivo di evidenziare l’affinità e la coerenza di poetica di artisti e artiste attivi in questo filone di ricerca in varie regioni del mondo, al di fuori del canone eurocentrico. La poesia concreta, come affermava, Max Bense nel 1965, “non separa le lingue, ma le unisce, le mescola”, ed è per tale ragione che sin dalle origini questa corrente si è diffusa sul piano internazionale in modo capillare e ha attratto autori operanti in Sud e Nord America, in Germania, Francia, Italia, Svizzera, Portogallo, Cecoslovacchia o Giappone. La mostra pone l’accento, in particolare, sul ruolo cruciale e pionieristico della Poesia Visiva, nelle sue varie declinazioni, nel dibattito sugli effetti sociali prodotti dalla cultura di massa ai tempi del boom economico e sulla posizione critica assunta dai poeti visivi nei confronti del consumismo e delle derive del capitalismo. La precoce attenzione verso l’ambiente e la questione ecologica, le convinzioni apertamente pacifiste, la denuncia della condizione marginale della donna, la critica nei confronti del colonialismo e dell’egemonia dell’Occidente, l’interesse verso gli squilibri economici e sociali legati al miracolo economico sono questioni al cuore della Poesia Visiva, che contribuiscono alla sua attualità e alla sua odierna e crescente fortuna critica. Partendo dalla realtà locale dei propri paesi di origine, gli artisti attivi in questa corrente non hanno mancato di misurarsi con i problemi sollevati dalla globalizzazione e di guardare oltre i confini nazionali, schierandosi contro la guerra in Vietnam o denunciando le condizioni di povertà vissute da popoli oppressi. L’esposizione indaga il carattere interdisciplinare e gli sconfinamenti verbo-visuali sviluppati da questa tendenza: nella Poesia Visiva infatti la parola si fa spazio, immagine e corpo, entra in una dimensione ibrida, basata sull’incrocio tra la qualità visiva, ottico-percettiva, tattile e sonora della parola, al fine di risignificare il linguaggio e offrire nuovi possibili modi di guardare la realtà. L’attitudine sperimentale e l’urgenza di uscire dagli steccati disciplinari sono tratti peculiari della Poesia Visiva, che avvicinano i percorsi dei tanti artisti attivi in Italia a quelli di autori presenti in altri Paesi del mondo all’interno della complessa e ramificata galassia verbo-visuale.

Lucia Marcucci – Pax (1979)


Le istanze decoloniali e pacifiste, insieme all’attenzione per l’ambiente e alla critica al consumismo, sono i temi centrali della mostra: questioni, queste ultime, che nell’orbita della Poesia Visiva vanno di pari passo con la scelta di praticare un’arte della leggerezza, fatta di mezzi semplici, quotidiani, “poveri”, con opere spesso di piccolo formato, facili da disseminare e capaci, anche in virtù di questo, di oltrepassare i canali elitari dell’arte e di sottrare il linguaggio al logorio dell’abitudine per rivivificarlo.

Il percorso espositivo si articola attraverso tre grandi sezioni che, pur intersecandosi tra loro, rispondono alle diverse traiettorie emerse nella più ampia costellazione della Poesia Visiva: la ricerca di matrice tipografico-concreta, dove la lettera si fa materia plastica per costruire complesse architetture grafiche e fitte tessiture di lettere e segni alfabetici; la sperimentazione sul montaggio e il collage, intesa come pratica per criticare, dall’interno, la comunicazione mass-mediatica attraverso l’ironia e lo straniamento; la scrittura-corpo, dove la parola è la traccia palpabile del gesto dell’autore e, come un sismografo, registra l’andamento dei movimenti e le vibrazioni della scrittura manuale. Benché diverse dal punto di vista stilistico ed estetico, queste tre direttrici s’intrecciano, sino talvolta a sovrapporsi, perché condividono lo stesso slancio utopico, teso a riformulare il linguaggio per avvicinarlo alle urgenze della collettività e per sfidare il senso di vuoto proposto dalla ‘società dello spettacolo’. Nella Poesia Visiva, affermava Eugenio Miccini, c’è “una forza che le viene dalla sua utopia, dalla sua previsione ideologica di una nuova dimensione antropologica, dal tentativo, quindi, di riavvicinare e ricongiungere – agendo sulla coscienza dell’uomo – l’estetica e la vita”. Ed è in questo serrato dialogo tra poesia, immagine e utopia sociale che la Poesia Visiva lascia oggi l’eredità forse più preziosa.

(testo di Raffaella Perna)

18 febbraio – 15 giugno 2025

Dicastero per la Cultura e l’Educazione | piazza Pio XII, 3/3 | Città del Vaticano

© Riproduzione riservata | © All rights reserved | © Tous droits réservés | © Alle Rechte vorbehalten

Happening

02 sabato Dic 2023

Posted by Lucia Marcucci in Archivio documenti, Performances

≈ 1 Commento

Tag

Arte Contemporanea, Contemporary Art, Emilio Isgrò, Germano Celant, Giangiacomo Feltrinelli, Giuseppe Chiari, Gruppo '70, Ketty La Rocca, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Performances, Poesia Visiva, Visual Poetry

Happening (1966) | Libreria Feltrinelli | Firenze

Da sinistra: Germano Celant, Luciano Ori, Emilio Isgrò, Lucia Marcucci, Lamberto Pignotti, Giangiacomo Feltrinelli. In basso: Giuseppe Chiari e Ketty La Rocca.

Libreria Feltrinelli – Happening (1966)

© Riproduzione riservata

Il “Gruppo ’70” – La poesia visiva italiana / Manifestazioni Artistiche Fiorentine

26 sabato Ago 2023

Posted by Lucia Marcucci in Archivio documenti

≈ Lascia un commento

Tag

Achille Bonito Oliva, Alberto Moretti, Antonino Russo, Antonio Bueno, Arte Contemporanea, Camillo (Lelio Missoni), Contemporary Art, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Felice Piemontese, Gian Battista Nazzaro, Gianni Ruffi, Guido Ziveri, Ketty La Rocca, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Poesia Visiva, Roberto Barni, Roberto Malquori, Visual Poetry

Gruppo ’70 / La poesia visiva italiana (1971) | Manifestazioni Artistiche Fiorentine | Chalet “I Tigli” – Parco delle Cascine | Firenze

Volume realizzato in occasione della mostra “La Poesia Visiva italiana” nell’ambito del programma Manifestazioni Artistiche Fiorentine a cura di A. Armidelli, E. Miccini, A. Picchi (Centro Tèchne).

“Il Gruppo ’70 nasce ufficialmente nel maggio 1963 a Firenze, con un convegno internazionale sul tema Arte e comunicazione. Il Gruppo ’70 si richiama al futuro prossimo degli anni ’70 ed è composto di poeti, pittori e musicisti che attenti ai fenomeni delle odierne comunicazioni di massa sperimentano generi artistici di viva attualità: essi mirano a collocare le loro opere nella presente società tecnologica, di massa”.

Il Gruppo ’70 (1971)

© Riproduzione riservata

Lucia Marcucci. POESIE E NO [testo curatoriale di Frida Carazzato]

10 sabato Giu 2023

Posted by Lucia Marcucci in Eventi

≈ Lascia un commento

Tag

Antonio Bueno, Arte Contemporanea, Contemporary Art, Emilio Isgrò, Enrico Sirello, Eugenio Miccini, Frida Carazzato, Giuseppe Chiari, Gruppo '70, Lamberto Pignotti, Lotta Poetica, Lucia Marcucci, Marcatrè, Mart, Mirella Bentivoglio, Museion, Paolo della Grazia, Paul de Vree, Poesia Visiva, Poesie e no, Romana Loda, Sarenco, Scrittura, Sylvano Bussotti, Tèchne, Visual Poetry

In un’Italia in pieno fermento da boom economico e che vibra assieme ad altri paesi per i movimenti studenteschi e pacifisti del ’68, gli artisti e le artiste non potevano certo esprimersi secondo i mezzi tradizionali, ma rispondono a questo movimento con un nuovo linguaggio tecnologico e puntando su una nuova definizione di interdisciplinarità. La parola acquista attenzione e diventa non solo un veicolo, ma si fa oggetto che può essere usato da chiunque – in particolare anche da chi prima ne era priva – e in spazi sempre diversi. È una parola poetica, perché poesis produce spazi, immagini, opere ma è anche altro. Una congiunzione semplice – e – ne amplia le possibilità. Poesie e no vede diverse albe nel 1963 in particolare una versione in un teatro di Livorno gestito da un padre gesuita. Si tratta di una performance in cui una giovane Lucia Marcucci che vive pienamente gli effetti del secondo dopoguerra, assieme a Giuseppe Chiari e Sylvano Busotti che ne curano la musica, Antonio Bueno, Lamberto Pignotti ed Eugenio Miccini con la regia di Enrico Sirello, mette in scena una poesia-spettacolo. Seguiranno altre presentazioni in giro per l’Italia, e altri interpreti-attori si aggiungeranno (per esempio Emilio Isgrò). In scena, oltre ai brani alternati da poesie, citazioni letterali e pubblicità raccolte in copioni, si aggiungono diversi oggetti, ma anche dei poster tecnologici di Marcucci che verranno strappati nel corso della performance. Il collage visivo e sonoro di Poesie e no, è da una parte una sorta di innesto della ricerca del linguaggio sulla scia della tradizione dada e futurista attuata dal Gruppo ’70, di cui Lucia Marcucci è stata parte. Ma è anche espressione dell’indole “non lineare” dell’artista che, come si legge nella sua biografia, afferma “le abitudini mi annoiano, sapere già cosa potrà succedere mi irrita, ho bisogno di pensieri avventurosi, anche nelle piccole cose di tutti i giorni”.

Lucia Marcucci – Passione e miliardi (1966) – Collezione Museion, Archivio di Nuova Scrittura

Poesie e no diventa così il titolo della mostra dedicata a Lucia Marcucci, nata a Firenze nel 1933, dove ancora vive, in occasione del suo novantesimo compleanno. Un focus che ripercorrere attraverso alcuni preziosi documenti originali provenienti dal suo archivio, l’attività di scrittrice e di membro fondativo del collettivo fiorentino Gruppo 70, fino alla sua attività artistica intrapresa in maniera indipendente sul linguaggio e la poesia visiva quando oramai il gruppo si sciolse e altri incontri caratterizzarono il percorso di Marcucci, come quello con Romana Loda o Mirella Bentivoglio. In questo senso la “e” presente nel titolo della mostra e nel titolo della serie di performance che si tennero dal 1963 al 1967, testimonia questo mescolamento tra cultura “alta” e cultura “bassa”, tra linguaggio letterario e quello della quotidianità e dei mezzi di comunicazione di massa, tra testo e immagine, tra pittura e collage, tra donna oggetto e donna che diventa soggetto, tragicità e ironia.
In questo percorso attraverso il ventennio 1960-1970 di produzione di Lucia Marcucci, che fa eco in maniera esemplare alle ricerche del nucleo più ampio di opere, edizioni e ricerche dell’Archivio di Nuova Scrittura donato da Paolo della Grazia alle collezioni di Museion e MART, un accento particolare è dato alla modalità con cui l’artista ha lavorato con la parola. Per questo motivo oltre alle opere più iconiche di Marcucci quali sono i collage, la sua attività di scrittrice e di performer è portata nella mostra sullo stesso piano. Trovano così spazio le riviste con i suoi contributi, da “Tèchne” fondata da Eugenio Miccini come laboratorio dello sperimentalismo verbo-visivo, “Marcatrè” rivista di cultura contemporanea legata al Gruppo 63 a “Lotta Poetica”, fondata da Sarenco e Paul De Vree con l’obiettivo di diffondere la poesia visiva e le più recenti sperimentazioni poetiche a livello internazionale. Inoltre, le sue poesie pubblicate anche in altre raccolte, gli strumenti che hanno permesso la creazione delle cinepoesie e i bozzetti preparatori per le successive tele emulsionate o i cartelli stradali veri e propri ready-made modificati a favore della poesia. L’esplorazione della parola nelle sue diverse declinazioni parte sempre e comunque da un inequivocabile atteggiamento critico e contestatore, a volte marcatamente militante eppure, sempre ironico e libero. Queste caratteristiche hanno ispirato il display della mostra curato dallo studio grafico bruno di Venezia, che volutamente definisce uno spazio per poi attuare uno spostamento e una fuoriuscita.

Lucia Marcucci – Il paesaggio falso (1976)

Si collocano invece in un’altra parentesi temporale più vicina ai giorni nostri, le opere esposte al Piccolo Museion – Cubo Garutti. Si tratta di immagini iconiche della storia dell’arte stampate su tela e arricchite da interventi pittorici che giocano con queste immagini ampliando la loro espropriazione da parte della cultura di massa.

Testo e cura: Frida Carazzato

MUSEION, Bolzano/Bozen, 09.06.2023 – 03.09.2023

© Riproduzione riservata

Mostra dei pittori del Gruppo ’70 e mostra di Poesie Visive

30 giovedì Mar 2023

Posted by Lucia Marcucci in Archivio documenti

≈ Lascia un commento

Tag

Achille Bonito Oliva, Antonino Russo, Antonio Bueno, Arte Contemporanea, Camillo (Lelio Missoni), Contemporary Art, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Felice Piemontese, Franco Vaccari, Galleria d’Arte Moderna La Soffitta, Gian Battista Nazzaro, Gianni Ruffi, Guido Ziveri, Il Portico, Ketty La Rocca, Lamberto Pignotti, Leonardo Rosa, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Luigi Tola, Poesia Visiva, Roberto Malquori, Visual Poetry

Mostra dei pittori del Gruppo ’70 e mostra di Poesie Visive (1965) | Galleria le Muse | Perugia

In collaborazione con la rivista “Il Portico”, a cura di Camillo (Lelio Missoni) e del Gruppo ’70. Artisti in mostra: Achille Bonito Oliva, Antonio Bueno, Camillo (Lelio Missoni), Emilio Isgrò, Ketty La Rocca, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Gian Battista Nazzaro, Luciano Ori, Felice Piemontese, Lamberto Pignotti, Leonardo Rosa, Gianni Ruffi, Antonino Russo, Luigi Tola, Franco Vaccari, Guido Ziveri.

Mostra dei pittori del Gruppo ’70 e mostra di Poesie Visive (1965)

© Riproduzione riservata

POESIE E NO

16 giovedì Mar 2023

Posted by Lucia Marcucci in Performances

≈ Lascia un commento

Tag

Antonio Bueno, Arte Contemporanea, Contemporary Art, Emilio Isgrò, Enrico Sirello, Eugenio Miccini, Giuseppe Chiari, Ketty La Rocca, la battana, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Poesia Visiva, Poesie e no, Sylvano Bussotti, Teresa Spignoli, Visual Poetry

POESIE E NO (1964-1967)

Autori principali: Lucia Marcucci, Lamberto Pignotti, Antonio Bueno, Ketty La Rocca, Eugenio Miccini, Giuseppe Chiari, Luciano Ori, Emilio Isgrò (1964-1967)

Lo spettacolo Poesie e no fu presentato per la prima volta il 4 aprile 1964 al Gabinetto Scientifico Letterario «G.P. Vieusseux». Esso prevedeva la lettura di poesie di Giovanni Giudici, Angelo Guglielmi, Francesco Leonetti, Eugenio Miccini, Elio Pagliarani, Lamberto Pignotti, Giovanni Raboni, Roberto Roversi, Gianni Toti, accompagnate dalle musiche di Sylvano Bussotti e Giuseppe Chiari. Nello stesso anno fu messo in scena al Piccolo Teatro Città di Livorno, dal Centro artistico Il Grattacielo, con cui in quel periodo collaborava Lucia Marcucci. Secondo quanto indicato dal volantino, lo spettacolo andò in scena sabato 23 maggio, domenica 24 maggio, mercoledì 27 maggio, giovedì 28 maggio, sabato 30 maggio e domenica 31 maggio, con la regia di Enrico Sirello, e i seguenti attori: Marcella Aurili, Aldo Bagnoli, Alberta Morelli, Giancarlo Santerini, Mario Sassetti. Il copione era composto da testi di Giudici, Guglielmi, Leonetti, Miccini, Pagliarani, Pignotti, Raboni, Roversi, Toti, Vivaldi, cui si aggiungevano brani da autori classici come Esopo e Shakespeare, liberamente combinati con “estratti” prelevati da riviste e quotidiani («Il Corriere della Sera», «L’Espresso») e dal «Codice della strada», oltre a filmati (uno spezzone tratto da “La vita di Hitler”), canzoni di moda, e quattro brani musicali di Sylvano Bussotti e Giuseppe Chiari.

Centro artistico “Il Grattacielo”, Livorno (1964)

Dopo queste due prime rappresentazioni lo spettacolo fu messo in scena direttamente dai componenti del Gruppo ’70 (Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci), cui si aggiunsero anche Antonio Bueno ed Emilio Isgrò, che parteciparono alla manifestazione tenutasi alla libreria Feltrinelli di Roma nel 1965, con il titolo di Poesie e no 3. A quest’altezza cronologica, Poesie e no si struttura come uno spettacolo multimediale nel quale vengono attivati sinergicamente differenti linguaggi artistici, mescolati per lo più a materiali di provenienza bassa, con effetto comico e straniante. Alla lettura di testi di Pignotti e Miccini, si alterna la declamazione di notizie giornalistiche e sportive, di articoli del codice della strada, di slogan di vario tipo, e di brani di romanzi rosa o fantascientifici, ricombinati in un insieme volto a provocare e stravolgere lo spettatore; a ciò si accompagna l’esecuzione delle partiture di Giuseppe Chiari registrate su nastro magnetico a cui si frappongono spezzoni di canzonette popolari, e suoni concreti. Sulla scena vengono eseguite contemporaneamente alcune azioni pittoriche realizzate da Lucia Marcucci che nel corso dello spettacolo affigge manifesti da lei creati, per poi strapparli, e vengono proiettati film sperimentali; inoltre alla tecnica cinematografica si richiama esplicitamente il montaggio dei differenti materiali, eseguito attraverso sovrapposizioni, dissolvenze, sequenze, riprese.

copione “POESIE E NO 3”

Oltre alle prime rappresentazione del 1964, si segnalano alcune sedi e date della manifestazione, alla cui realizzazione contribuirono in vario modo e in tempi diversi, Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci, Ketty La Rocca, Luciano Ori, Emilio Isgrò, Antonio Bueno, Giuseppe Chiari:

1965:

  • Firenze, Libreria Feltrinelli
  • Empoli, Biblioteca Comunale
  • Abbazia (Croazia), Convegno della rivista “La Battana”
  • Palermo, Festival del Gruppo 63
  • Roma, Libreria Feltrinelli
  • Napoli, Libreria/Galleria Guida
Libreria Feltrinelli, Firenze (1966)

1966:

  • La Spezia, Festival del Gruppo 63
  • Firenze, Libreria Feltrinelli
  • Milano, Università l’Umanitaria
  • Venezia, Teatro Universitario di Ca’ Foscari
Teatro Universitario di Ca’ Foscari, Venezia (1966)

1967:

  • Spoleto, Festival dei Due Mondi
  • Firenze, Circolo García Lorca
  • Gallarate, Milano
Circolo García Lorca, Firenze (1967)

Si ricorda che Poesie e no fu trasmesso dal Terzo programma della RAI nel 1967. Uno dei copioni dello spettacolo è stato pubblicato da Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, Poesie e no n. 4, «Nuova Corrente», n. 39-40, 1966.

I manifesti realizzati da Lucia Marcucci durante lo spettacolo tenutosi ad Abbazia, sono pubblicati con il titolo Poesie visive-manifesti, sulla rivista “La Battana”, Fiume, marzo 1965.

Lucia Marcucci – L’offesa (1964)

[testo di Teresa Spignoli, tratto dal progetto di ricerca online VERBA PICTA, Università degli Studi di Firenze]

© Riproduzione riservata

Parola e Immagine. Mostra Nazionale di Poesia Visiva

08 mercoledì Feb 2023

Posted by Lucia Marcucci in Archivio documenti

≈ Lascia un commento

Tag

Achille Bonito Oliva, Antonino Russo, Antonio Bueno, Arte Contemporanea, Camillo (Lelio Missoni), Contemporary Art, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Felice Piemontese, Franco Vaccari, Galleria d’Arte Moderna La Soffitta, Gian Battista Nazzaro, Gianni Ruffi, Guido Ziveri, Il Portico, Ketty La Rocca, Lamberto Pignotti, Leonardo Rosa, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Luigi Tola, Poesia Visiva, Roberto Malquori, Visual Poetry

Parola e Immagine. Mostra Nazionale di Poesia Visiva a cura del Gruppo ’70 (1967) | Galleria d’Arte Moderna La Soffitta | Colonnata (Firenze)

In collaborazione con la rivista “Il Portico”, a cura di Camillo (Lelio Missoni) e del Gruppo ’70. Artisti in mostra: Achille Bonito Oliva, Antonio Bueno, Camillo (Lelio Missoni), Emilio Isgrò, Ketty La Rocca, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Gian Battista Nazzaro, Luciano Ori, Felice Piemontese, Lamberto Pignotti, Leonardo Rosa, Gianni Ruffi, Antonino Russo, Luigi Tola, Franco Vaccari, Guido Ziveri.

Parola e Immagine (1967)

© Riproduzione riservata

POESIA VISIVA / POESIE E NO

11 mercoledì Gen 2023

Posted by Lucia Marcucci in Archivio documenti

≈ Lascia un commento

Tag

Achille Bonito Oliva, Antonino Russo, Antonio Bueno, Arte Contemporanea, Contemporary Art, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Felice Piemontese, Gian Battista Nazzaro, Lamberto Pignotti, Libreria/Galleria Guida, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Performances, Poesia Visiva, Silvio Loffredo, Visual Poetry

POESIA VISIVA / POESIE E NO 3 (1965) | Libreria/Galleria Guida | Napoli

POESIA VISIVA – Mostra a cura di Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Artisti in mostra: Achille Bonito Oliva, Emilio Isgrò, Lucia Marcucci, Gian Battista Nazzaro, Luciano Ori, Felice Piemontese, Lamberto Pignotti, Antonino Russo.

POESIE E NO 3 – A cura di Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Testi di Emilio Isgrò, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Luciano Ori, Lamberto Pignotti. Azione pittorica di Antonio Bueno. Film-collage di Silvio Loffredo. Manifesti di Lucia Marcucci.

Poesia Visiva / Poesie e No 3 (1965)

© Riproduzione riservata

ATTRAVERSO L’ARTE. La galleria IL GABBIANO 1968-2018. Cinquant’anni di ricerca artistica

24 martedì Mag 2022

Posted by Lucia Marcucci in Eventi

≈ Lascia un commento

Tag

Arte Contemporanea, CAMeC, Contemporary Art, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Fluxus, Gillo Dorfles, Giuseppe Chiari, Il Gabbiano, Ketty La Rocca, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Maria Lai, Mario Commone, Mimmo Rotella, Mirella Bentivoglio, Nanni Balestrini, Poesia Visiva, Sarenco, Visual Poetry

Il CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia rende omaggio alla storica galleria Il Gabbiano che, in cinquant’anni di ricerca artistica e con oltre 500 mostre, ha portato in città le eccellenze dell’arte contemporanea italiana e internazionale, con approfondimenti dedicati alla Poesia visiva, a Fluxus, all’Arte concettuale, alla Body Art e alle esperienze legate alla musica e al suono.

L’esposizione “Attraverso l’arte. La galleria Il Gabbiano 1968-2018“, in programma dal 27 maggio al 25 settembre 2022 al secondo piano del Museo e nella project room, è curata da Mario Commone in dialogo con Mara Borzone, Francesca Cattoi, Cosimo Cimino, Lara Conte e Marta Manini, ideatrice del progetto grafico e di allestimento; la direzione del progetto è affidata ad Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati, conservatrici del Centro.

Il Gabbiano ha avuto il merito di porre al centro del suo percorso la figura dell’artista, attenzione posta fin dagli esordi probabilmente perché la galleria, attiva dal 1968 al 2018, è stata sempre condotta da soli artisti, spinti dalla necessità di avere tra di loro e con il pubblico uno spazio di dialogo e di confronto. Ci sono comunque state nel corso degli anni fruttuose collaborazioni con critici e storici dell’arte, nonché galleristi, che hanno contribuito a ramificare sempre più la rete di contatti e conoscenze che ha reso la galleria nota a livello nazionale e con numerosi contatti anche all’estero.

La galleria Il Gabbiano nasce alla Spezia nel 1968 per volontà di una dozzina di artisti. Un’esigenza probabilmente scaturita dalla mancanza in città di situazioni analoghe ed essendo venuto meno da pochi anni anche il Premio del Golfo, rassegna periodica di pittura di rilevanza nazionale.

Gli interessi del Gabbiano – nel frattempo gli artisti che compongono il circolo si riducono a quattro (Fernando Andolcetti, Cosimo Cimino, Mauro Manfredi e Clara Milani) – si orientano poi verso le ricerche d’avanguardia che si affiancano al concettuale, quali la Poesia visiva e Fluxus, in particolare grazie ai rapporti con artisti importanti come, ad esempio, Mirella Bentivoglio, che ha contribuito a mettere in relazione tutta una serie di altri artisti che lavoravano secondo un linguaggio legato sia alla parola che all’immagine fotografica, quindi alla loro connessione. Altro artista e teorico importante che ha stretto una ininterrotta collaborazione fino agli ultimi anni è Lamberto Pignotti, tra i padri della Poesia visiva, con lui Lucia Marcucci, Eugenio Miccini e Giuseppe Chiari, tutti protagonisti di collaborazioni e mostre personali alla galleria Il Gabbiano.

Lucia Marcucci – Logopatia (2006)

Negli anni quindi Il Gabbiano ha visto passare opere di numerosissimi artisti, oltre a quelli già citati, ad esempio, la spezzina Ketty La Rocca – contribuendo a far conoscere il suo importante lavoro -, Mimmo Rotella, Ugo Nespolo, Richard Smith, Ben Vautier, Philip Corner, Takako Saito, Jiri Kolář, Emilio Isgrò, Ben Patterson, Sarenco, Rodolfo Vitone, Maria Lai, Gillo Dorfles, Nanni Balestrini, Pietro Grossi.

Un capitolo a parte merita il sodalizio con il pittore Edo Murtić, che a partire dal 1970 ha realizzato numerose mostre personali, lavorando praticamente in esclusiva e producendo litografie inedite per Il Gabbiano.

Il progetto espositivo ripercorre la cinquantennale vicenda della galleria attraverso una silloge di oltre centocinquanta opere. Nella project room è inoltre proposta un’installazione corale, che riprende le dinamiche espositive della galleria, caratterizzate sovente da mostre collettive e tematiche, per le quali i partecipanti, in formazione variabile, erano chiamati a inviare un’opera secondo le indicazioni richieste, creando delle vere e proprie collane che avevano anche uno sviluppo editoriale. Per l’occasione, cinquanta artiste e artisti, che nel corso degli anni hanno esposto al Gabbiano, sono stati invitati a dare un contributo-omaggio alla mostra sotto forma di bandiera. La bandiera diventa così simbolo di libertà e leggerezza, elementi che hanno sempre contraddistinto l’identità del Gabbiano.

A cura di Mario Commone
In collaborazione con Mara Borzone, Francesca Cattoi, Cosimo Cimino, Lara Conte, Marta Manini
Direzione del progetto: Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati

CAMeC La Spezia: 27 maggio – 25 settembre 2022

© Riproduzione riservata

Intervista a Lucia Marcucci a cura di Lucia Fiaschi

29 lunedì Nov 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

≈ Lascia un commento

Tag

Antonio Bueno, Arte Contemporanea, Contemporary Art, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Lucia Fiaschi, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Intervista di Lucia Fiaschi a Lucia Marcucci

  • A me interessa, soprattutto un discorso molto libero. Dagli inizi, fino al 1968, cioè a quando vi siete sciolti come Gruppo ’70. Chi c’era, chi non c’era, le tappe fondamentali, comunque importanti, il percorso di questi cinque anni dal suo punto di vista naturalmente.

Eh, sì, appunto, si può iniziare dalla mia acculturazione che si maturò, nella maggior parte, in famiglia. Mio padre era geometra capo all’acquedotto fiorentino, esperto di botanica e di meccanica, per giunta aveva l’hobby della fotografia. Quando venne l’alluvione perse, nel suo studio, quindicimila fotografie, era inoltre interessato da ogni tipo di tecnologia. Per esempio, si costruì una radio. Se la costruì con tutti gli strumenti che poteva reperire sul mercato ma qualcuno se lo fabbricava da se: gli piaceva moltissimo. Mio nonno andava a vedere i futuristi al teatro della Pergola, soprattutto Marinetti. Quando tornava, non so se andò anche a Milano, invece che raccontarmi le novelle mi raccontava dei futuristi e di tutto il caos che succedeva a quegli spettacoli. Mia nonna era un’aristocratica decaduta quindi aveva ricevuto un’educazione molto particolare, scriveva, leggeva, aveva amicizie in ambito inglese-fiorentino. Mio nonno, invece, discendeva da una famiglia di musicisti. Il mio avo Hermann von Hagen, padre di mia nonna, era venuto sulle orme di Goethe a fare un viaggio culturale in Italia e si fermò a Livorno, dove sposò Vannina Achiardi. Si stabilirono in seguito a Firenze, quindi, da quella progenie, ho avuto un’educazione non propriamente borghese, un po’ particolare, in casa, per esempio, i “paesaggini”, le “naturine morte”, mai, l’arte doveva essere o aulica o d’avanguardia; infatti due bellissimi quadri neoclassici con i ritratti degli avi che spiccavano nella sala, ora sono nel mio modestissimo salotto. La libreria di mio nonno era fornitissima di saggi filosofici, di spartiti teatrali, di varia letteratura, ecc… anche lui leggeva moltissimo. Era oltretutto appassionato di fiori, faceva i più difficili innesti. Ecco perché questa propensione per la sperimentazione mi viene sicuramente da questo variopinto tipo di educazione.

  • Poi qual’ è stato il suo percorso?

Ho fatto il Liceo Artistico e dopo sono andata per qualche tempo all’Accademia, ma non mi si confaceva: ho lasciato e mi sono sposata. Col mio ex marito, si cominciò subito, a Livorno nel ’57, (mi son sposata nel ’55), a frequentare ambienti letterari e teatrali. Già allora elaboravo delle cose un po’ strane… facevo degli scarabocchi, un po’ particolari, incollavo, progettavo scenografie sempre un po’ fuori dalle righe.

  • Ma sul versante visivo o poetico?

Tutt’e due, su entrambi i versanti, avevo la propensione alla “mescolanza”, all’interdisciplinarità.

  • E’ un discorso di fascinazione sulla poesia concreta?

No, no. Era una contaminazione fra la figura e la parola. L’immagine diventava quasi simbolo insieme alla parola: era un tutt’uno.

  • L’interesse per l’aspetto visivo più che per quello per così dire poetico?

Ma… per tutt’e due, perché ho cominciato sia a fare delle opere solamente visive, sia a fare delle poesie. Sì, in principio lineari, poi quando cominciai a frequentare loro [i poeti visivi] già avevo fatto esperienza di contaminazione interdisciplinare. Venivo spesso a Firenze, perché nell’entourage della cultura livornese, a parte il teatro “Il Grattacielo” che era gestito da un gesuita illuminato, mi sentivo un pochino oppressa.

  • M’immagino ancora tardo macchiaiola…

Eh, i postmacchiaioli c’erano dappertutto, mare mosso e triglie… una cosa terribile.

  • Gli epigoni…

Sì, piacevano tutti gli epigoni, più in là non andavano. Quando si cominciò, io con l’ex marito, a fare testi teatrali di Beckett, Ionesco, Dürrenmatt, Eliot, gli espressionisti tedeschi, ecc. al “Grattacielo”, erano drammaturgie abbastanza fuori dalla comprensione dei più, lì a Livorno, assolutamente. Quando seppi di un certo letterario fermento a Firenze, incominciai a frequentare Ferruccio Masini, Salvi, Pignotti, Miccini…

Lucia Marcucci / Enrico Sirello – Progetto grafico manifesto “Aspettando Godot”
  • Salvi mi raccontava che lui nasce come poeta lineare.

Sì, era lineare, come del resto Miccini e Pignotti. Scrivevano insieme sulla rivista “Letteratura” nell’inserto Dopotutto, poi si divisero.

  • E poi si divisero, e Salvi mi raccontava che lui è rimasto sul versante poetico.

Lineare, si occupava di minoranze etniche e dei dialetti. Non era particolarmente attratto dai testi visivi. Anzi, entrò in polemica… aspramente, proprio, con Pignotti

  • Tornando a noi, poi, invece… ecco lei continuò… lei fa esperienza di poesia lineare.

Sì, sì. Poi faccio esperienza anche di poesia tecnologica con manifesti composti a mano con caratteri in legno

  • Quindi il primo momento di aggregazione reale, qual è? Il Grattacielo?

Sì. Il Grattacielo fu una occasione per un primo contatto con questi poeti. Volevo mettermi in contatto concretamente, perché in un primo tempo ero stata più dall’altra parte, la parte del Salvi. Poi vidi che erano troppo tradizionalisti e ostili a un certo tipo di sperimentazione e, per il mio carattere, io che volevo sempre essere un pochino all’avanguardia e, che in tutte le cose, i “parrucconi” mi davano fastidio, capii che gli altri, quelli che questa parte “odiava”, erano quelli che mi interessavano di più. Ecco perché nel ’63 feci invitare dal gesuita illuminato Miccini, Pignotti e Chiari al “Grattacielo”, che allestirono e agirono una prima esperienza di Poesie e no.

  • Poesie e no è stato mai registrato?

No. Che io sappia. Però, registrato… se ci fosse stato qualcuno che ci registrasse, no, non credo. Può anche darsi, perché poteva succedere di tutto. Certamente avevamo delle fotografie, e di quelle qualcuna ce l’ho dove compare anche Isgrò che si era unito a noi, ma che restò per poco tempo. I redattori della rivista La Battana (rivista che aveva pubblicato nel ’65 due miei manifesti), ci invitarono in Jugoslavia, dove Poesie e no fu presentato al teatro di Fiume. Andammo con tutti quei copioni e con molto entusiasmo. Con i copioni: lì si recitava proprio. Con i miei manifesti, quelli pubblicati sulla rivista, si cominciò molto scenograficamente perché Bueno li incollava su una lavagna, li strappava, li rincollava anche lacerati, così, per fare più teatro, per attirare il pubblico…

  • Com’era organizzata la scena?

La scena era organizzata abbastanza spartanamente, oggi si direbbe minimale: un registratore dava musiche varie: brani d’opera, valzer, polche… anche canzonette all’ultima moda: Gianni Morandi, l’Equipe ’84, Mal, ecc… sì, sì, sì. Un po’ di tutto… c’era una lavagna… una specie di lavagna, dove Bueno attaccava i miei manifesti, e poi li stracciava, faceva una performance… e poi noi, sul palcoscenico, che recitavamo… ah, avevamo tutti delle bombolette spray, sia di insetticida… sia di qualcosa di profumato, con cui si irrorava il pubblico, io bevevo la Coca Cola… il veleno di Giulietta! Questa contaminazione, questa interdisciplinarità in fondo era un collage. Un collage di tutte queste cose. Sia sonoro sia visivo. Ecco. Questa contaminazione, questa manipolazione di sonorità, e di visioni anche… proprio un’opera completa. In fondo l’arte è razionalità sublimata attraverso elementi irrazionali… forse.

E. Isgrò, L. Marcucci, E. Miccini, L. Pignotti
  • Collage sensoriali…

Beh, sì. Potrebbe essere, potrebbe essere definito così. Comunque noi si diceva “happening”. Ecco, e ci si divertiva tanto. Perché si facevano e si concretizzavano delle narrazioni particolari, delle esperienze contaminatorie, appunto. Ho sempre detto e saputo di volere qualcosa di originale. Beh, insomma, in fondo con la mia esperienza… gli insegnamenti culturali avuti dalla famiglia mi hanno giovato molto, perché io non ero ignara dell’arte in genere e delle sperimentazioni dei futuristi sin da bambina. Quando mio padre sviluppava le sue fotografie, le virava alcune col colore, a quei tempi era un reale e coraggioso esperimento, mescolava sapientemente gli acidi nelle bacinelle. Ce n’erano tante nella camera oscura; lui si metteva lì, con una piccolissima luce rossa e mi chiamava, diceva: “vieni qui”, mi insegnava come fare a sviluppare i negativi e a fare certi ingrandimenti con il proiettore. Attraverso queste magnifiche esperienze, sono sempre stata attratta e agevolata verso la prova, l’indagine e, talora, lo stravagante risultato.

  • E soprattutto l’ispirazione era il futurismo, insomma…

Beh, i padri della poesia visiva secondo me, sono i futuristi. Picasso, i dadaisti; il Dadà viene dopo. Insomma, l’avanguardia italiana l’hanno cavalcata i futuristi. Purtroppo finirono un po’ male, perché si imbatterono nel fascismo… ma poi ne furono vessati e ricusati. Ad ogni modo erano quelli i tempi della radio da cui ascoltavamo i discorsi retorici e no, le musiche, le commedie, in un impressionante stimolo sonoro, le opere: la voce un poco gracchiante ma che si poteva abbassare o aumentare di volume… faceva una certa impressione almeno a me bambina! Poi quest’avventura, affascinante, incantevole della prova e dell’errore con cui si può andare avanti.

  • E poi mi sembra anche… questa percezione del presente.

Oh… ecco. Questo, anche. Un’acuta percezione del presente, la contaminazione con i mass-media. Ecco, vede tutte queste opere con i fumetti. Anche questa, è del ’65. Ecco, i fumetti, le prime pubblicità, e l’avvento della televisione, le scenette di Carosello era, il tutto, un linguaggio nuovo nuovo. La contaminazione fra la parola e l’immagine, son tutte queste cose, che in fondo hanno fatto concretizzare un linguaggio artistico alla portata di tutti. Secondo me, secondo tutti noi del Gruppo ’70, era un linguaggio, un’arte con l’a minuscola, cioè che poteva essere fruita a tutti i livelli, aperta a trecentosessanta gradi.

  • Una sorta di nuovo volgare.

Sì. Preciso.

  • Però volevate veicolare anche una forte critica e opposizione.

Sì… certo, una forte critica, sia ideologia, sia politica, sì…. Forte critica ai mezzi persuasori occulti e non occulti; non si chiamavano mass-media, a quel tempo. Si chiamava informazione di massa. Sì, appunto, comunicazione e informazione per la massa da parte del potere. Noi cercavamo di cambiare il codice con cui ci davano questa informazione/disinformativa… ci veicolavano tutti questi input da cui ci dovevamo difendere: allora si cambiava il codice e il senso e sparavamo con lo stesso tipo di linguaggio cambiandolo di segno.

  • Un modo per impugnare l’arma del nemico…

E’ certo.

  • … e sparare

E sparare, sì. Con la stessa arma. Con la stessa pallottola, sì. E io, ancora continuo, perché prendo i cartelloni pubblicitari, della più banale comunicazione e li manipolo, li stravolgo cosicché cambiano del tutto il senso per il fruitore, per lo spettatore. Ho fatto sempre… quasi sempre così. Ho sempre preso gli scarti, fra virgolette, della comunicazione, cioè, il materiale che trovavo, (fotografie, immagini, brani di articoli giornalistici di vario significato ecc.) e che trovo ancora, nell’informazione pubblicitaria, lo mischio, a modo mio, lo stravolgo e lo rendo… opera.

  • Ecco, ritenete di essere riusciti nella creazione di questo nuovo volgare?

Mah,

  • O comunque nel tentativo di abbattere il nemico con le sue stesse armi?

No, abbattere il nemico no… i nemici è difficile abbatterli.

  • Risorgono, no?

Risorgono, e forse debbono risorgere, perché se si abbattesse il nemico, addio. Va giù il desiderio di abbatterlo.

  • Qual’ era la percezione del vostro pubblico?

La percezione… il nostro pubblico ci prendeva a schiaffi, o quasi. A fischi. Alcuni, proprio, ci odiavano. Alcuni ci battevano le mani … alcuni, proprio, “ma che cosa fate? Son cose banali… son cose…”, uh… mamma mia. Mi ricordo, anche, nelle Case del Popolo, dove noi andavamo, proprio perché in fondo erano i nostri compagni, non ci capivano per niente. Perché, fra questi fruitori e noi, c’era un abisso culturale, in fondo ci riconoscevano un pochino troppo intellettuali e veramente lo eravamo, cosicché c’era proprio un divario, che noi si cercava di superare… in fondo, piano piano, ma non ci siamo mai del tutto riusciti. Ora è dilagata la nostra intuizione, fanno tutti la poesia visiva o credono di farla! Ci sono dei personaggi che la poesia visiva la frequentano ora… ho visto qualcosa di Spoerri.

  • Il nouveau realisme, o qualcosa del genere?

Non lo so. Sì, ma…

  • Ci sono delle contaminazioni a posteriori, forse…

Sì… sì. A posteriori perché, forse, il nostro tempo porta a queste contaminazioni. Non basta più l’immagine, c’è qualcosa di più contaminante. C’è questo percorso, che non può più essere diviso, ecco, è un qualcosa di magmatico che bisogna prendere come spirito del tempo. E questa cosa che inquieta… però, certo, i primi tempi sono stati molto duri… Anche ora, se sente, qua a Firenze chi ci conosce? Ci conoscono all’estero. Se va a Parigi, Londra, … eh, c’è roba nostra, alla Sorbona, eccetera, poi… mi diceva Gianni Bertini, a Parigi si conosce bene la poesia visiva. E a Firenze no.

  • Il mercato di Firenze lo conosciamo tutti, città…

Ecco è vero. Firenze niente, a Milano, un po’ di più, per carità, certo, un pochino di più però… E’ dura ma mi è piaciuto combattere. Mi piace combattere. Appunto, non voglio vita…

  • … tranquilla.

… tranquilla.

  • Se mai mi sembra che oggi ci sia una ripresa, se non altro, di modalità… grafiche dal vostro lavoro, anche nella pubblicità contemporanea.

Sì… ecco. Si. A un’amica, intelligentissima ma che non s’intende d’arte, quando mi conobbe, qualche anno fa, le feci vedere uno dei cataloghi delle mie opere, lei, dopo una certa riflessione, mi disse: “ma sai che mi rammenti? I film di Almodovar”. Perché vedeva una visione della composizione diversa. Una composizione non lineare. Non secondo i canoni delle composizioni… e colse, proprio, questa cosa di Almodovar, quei primi piani essenziali e inusuali dei suoi film.

  • Una specie di collage.

Una forma di collage.

  • Poi, continuando nel percorso… il sodalizio con Miccini, dunque…

Miccini, Pignotti. Miccini era il più combattivo. Pignotti, invece, era più concreto, pacato chiariva bene i concetti delle cose che potevamo fare culturalmente nel gruppo. Il teorico è Pignotti. Le prime opere di poesia tecnologica venivano fatte grazie al supporto (ai fondi delle opere) di Antonio Bueno, di Lastraioli, di Barni, di Moretti e di Roberto Malquori. Posseggo un’opera di Barni con l’apporto di frasi del Miccini datata 1965

  • Malquori e Bueno. Quindi chi porta la pittura in questo gruppo, alla fine, è… Bueno.

No. Allora, Bueno… no, non fu lui che portò la figurazione, furono Miccini e Pignotti che chiesero aiuto a lui. Cioè, loro avevano già in mente questa contaminazione con le immagini. Solamente non le sapevano fare. Bueno aveva la disposizione per tutto ciò che era immagine… ma i teorici sono loro. Più che altro Pignotti. Miccini un pochino più così, così. Aveva una gran memoria, Miccini. Però era un pochino più… insomma, andava, a volte, di palo in frasca, invece Pignotti è sempre stato molto più rigoroso.

  • Ori, invece…

No, Ori no. Ori non era per niente teorico. Sì, ha scritto qualcosa, ma… no. Lui diceva: “la poesia visiva nasce senza padri”. Questa cosa, che nascesse senza padri, io non l’ho mai capita. C’è invece un substrato di arte, di cultura, di stratificazione colta che, appunto, sono nel nostro DNA… specialmente il futurismo ma anche tutti gli accadimenti dalla fine del 1800 e i primi del 1900… ci sono Freud, c’è Einstein… c’è Nietzsche… la fotografia, il cinema… scherziamo davvero? Non si può ecco perché… Ori non lo so… era bravo. Però… no, no. Per niente teorico, anzi, per certe cose, proprio… nulla. Era uno che… che faceva opere molto belle, per carità, tutte molto rigorose, precise, quasi canoviane… Però non teoricamente… no, no. Non era un intellettuale, Ori. Veniva proprio dalla pittura senza un substrato culturale.

  • E Chiari?

Chiari era una testa di ariete. Ad un certo punto sfondava con la sua genialità, perché era geniale… Lui, anche nei dibattiti, se qualcuno gli domandava qualcosa, aggrediva. E lo zittiva, però come teorico… come formazione teorica no. Quindi no, nemmeno Chiari… Miccini e Pignotti sono stati i più teorici, gli altri no. No, Chiari era geniale. Quei suoni sì, belli, certe composizioni molto, molto interessanti e suggestive, molto belle. E geniali. Però, non sapeva nemmeno di musica, non sapeva nulla della formazione musicale. Però si era strutturato, proprio come uomo, come l’uomo di avanguardia.

  • Mentre Bussotti…

Bussotti era un musicista che con tutta la sua estesissima cultura musicale… faceva delle cose d’avanguardia bellissime. Aveva esposto insieme a noi dei magnifici spartiti…

  • Poi come siete andati avanti? Quel convegno del ’63 al Forte di Belvedere?

Sì. Quel convegno, io andai, appunto, a sentire, perché… ero già nell’ambito loro, però non presi la parola, non intervenni. In città nel contesto letterario non ci sopportavano . Mi ricordo, le prime volte, ci si trovava al caffè Paszkowsky, e c’erano Luzi, Betocchi, Bigongiari, ci guardavano come dire: “e voi cosa volete?” Loro avevano la verità in tasca… erano poeti ma al massimo ermetici… Mi ricordo che una volta… io avevo delle poesie linearie con esse sotto il braccio andai da Fallacara. Fallacara lesse le poesie e mi chiese: “ma sei sposata?”, “sì”, “Allora: fai bambini”. Ma guarda questi poeti parrucconi! Da quel momento non ho più chiesto nulla a un poeta parruccone… Luigi Fallacara, era un omino simpatico, ma… mandarmi a far bambini! Fu troppo. Dopo il Convegno a Forte Belvedere il Gruppo si strutturò e insieme (spesso solo noi poeti visivi) fummo via via invitati a Venezia, a Napoli, a Palermo, a La Spezia, a Genova. Anche il Gruppo ’63 ci invitava ai convegni. Nel ’67 fui invitata dal gruppo ’63 a La Spezia, a leggere brani dal mio libro dal titolo “Io ti ex-amo”.

  • “Io ti ex-amo”, quello pubblicato da Techne?

Sì, lessi per il Gruppo ’63 “Io ti ex-amo”. Andavamo spesso a tenere mostre, in Italia ma anche all’estero abbiamo fatto moltissime mostre… purtroppo non ci facevano i cataloghi, facevano soltanto qualche depliant niente di più. Ma si viaggiava molto. Fummo invitati in Jugoslavia per un convegno organizzato dai redattori della rivista La Battana, e fu una cosa abbastanza interessante perché non mancavano i relatori del livello di Umberto Eco.

  • Vi siete chiamati Gruppo ’70

Sì, per differenziarsi dal Gruppo ’63. Loro erano di formazione più accademica, più rigida e COLTA, la nostra contaminazione fra parole e immagini non li interessava molto.

  • Eco che ruolo ha avuto?

Che ruolo? A quei tempi, oltre un stimatissimo sociologo, era un barzellettiere, anzi un favoloso barzellettiere e bisognava ridere anche se spesso erano incomprensibili! Aveva una grande memoria, adorava la semiologia e tutti gli stimoli mass mediatici, il suo linguaggio era nuovo, più aperto a sollecitazioni… opera aperta! Al ritorno dal convegno ad Abbazia, andammo da Diego Valeri a Venezia: era un vecchio poeta ma non chiuso anzi interessato alle avanguardie. Ci ricevette, parlammo tanto, ci disse molte parole incoraggianti e volle che gli si lasciassero dei testi di Poesie e no. Molto diverso da quelli con le incrollabili certezze… e le verità in tasca.

  • Quando avete cominciato ad avere contatti con artisti stranieri?

Ah, ciò accadde nel ’70, ’71, ’72. Quando, nel ’68, ci si lasciò… diciamo, nel ’69, ’70, dopo Fiumalbo. Ci si sciolse effettivamente nel ’68… dopodiché chi giunse? Sarenco.

  • E’ stato lui a veicolare i contatti con gli stranieri?

Sì. Sì, lui fece una strana cosa, quasi un atto Dada, Dadà… simile a quello che avevamo fatto noi nel ’67 con la falsa mostra a Pechino…

  • La falsa mostra…?

Sì. Fece una falsa mostra a Stoccolma. Fu questo l’iter: andò a Stoccolma, andò al museo. Distrasse le segretarie, non lo so come fece… prese un pacco di fogli, con l’intestazione… e fece questa mostra… falsa. Questo nel ’70. Questo gesto gli valse la nostra stima e organizzammo insieme il gruppo dei nove, dove però non c’era Lamberto Pignotti. C’erano Miccini, Ori, Marcucci, Perfetti, Sarenco, Bory, Damen, Arias-Misson e De Vree.

  • Una delle vostre caratteristiche, appunto, come si diceva prima, è quella di essere fortemente nel tempo.

Sì, ecco. Fluttuanti nel tempo. Di sentire lo spirito del tempo, e di essere coraggiosi, abbastanza.

  • C’è sempre una forte dichiarazione di tipo politico?

Sì, sì. Certo. Tutte gli avvenimenti che riguardavano la guerra del Vietnam i miei manifesti, che sono abbastanza politicizzati… eh, sì. Ma poi tante opere… Insomma, si tennero diversi convegni, diverse mostre sempre impegnate e di forte valenza politica. Fu fatta la prima volta a Firenze poi fu rifatta un po’ cambiata nell’ambito della biennale a Venezia, la mostra “Luna-Park”, con i fantoccioni del Bueno, con i testi di Pignotti, che erano intercambiabili con quelli del Miccini

  • Certo, ripensandola, questa Firenze ora così…

Firenze, ora è bottegaia e basta. A quell’epoca c’era fermento perché, insomma, usciti da una stagnazione, da un momento culturale piuttosto… piatto e tutto volto verso un primo impatto consumistico, c’era la voglia pregnante di muovere le acque state immobili fin dopo il movimento del Futurismo: le avanguardie dei primi anni del secolo, poi le guerre, poi il tempo di rimarginare le ferite e, al fine, tutto si era acquietato.

  • Dunque Bueno…

Era generoso Antonio. Giovane, nel senso, che si impegnava molto passionalmente in queste sperimentazioni, non aveva timore di buttarsi allo sbaraglio non tenendo minimamente conto dei suoi collezionisti che forse si saranno chiesti… ma come mai!

  • Era amico di Venturino…

Sì. Era di quella specie lì, ecco. Più volti verso qualcosa di diverso, di più contemporaneo.

  • Credo che Venturino non avesse interesse alla contaminazione.

Un solitario, era un solitario. Noi lo stimavamo ma non ci sono stati stretti contatti. Del resto eravamo molto presi da tutti gli avvenimenti e dalle richieste che ci coinvolgevano quotidianamente. Voglio rammentare il periodo delle cinepoesie, dei collages musicali, (pizze di pellicole in 16mm, musicassette, ecc.). L’attività del Gruppo ’70 fu veramente di una intensità notevole… adesso continua individualmente con discreti risultati.

da PAROLE CONTRO 1963 – 1968 il Tempo della Poesia Visiva, a cura di Lucia Fiaschi, 2009

© Riproduzione riservata

Ricerca

Lucia Marcucci – Poesia Visiva

La mia poetica consiste, attraverso la parola e il segno, nella rielaborazione letteraria e pittorica, ma soprattutto critica, dei mass media (immagini, slogans, linguaggi variamente persuasori e mistificatori del sistema sociale contemporaneo).

My poetics consists, through the word and the sign, in the literary and pictorial, but above all critical, reworking of the mass media (images, slogans, variously persuasive and mystifying languages ​​of the contemporary social system).

Ma poétique consiste, à travers le mot et le signe, dans le remaniement littéraire et pictural, mais surtout critique, des médias de masse (images, slogans, langages diversement persuasifs et mystifiants du système social contemporain).

Meine Poetik besteht mittels Wort und Zeichen aus der literarischen und bildnerischen, vor allem aber kritischen Aufarbeitung der Massenmedien (Bilder, Parolen, unterschiedlich überzeugende und mystifizierende Sprachen des zeitgenössischen Gesellschaftssystems).

  • Instagram

Blog su WordPress.com.

  • Abbonati Abbonato
    • LUCIA MARCUCCI
    • Unisciti ad altri 45 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • LUCIA MARCUCCI
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
 

Caricamento commenti...