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LUCIA MARCUCCI

LUCIA MARCUCCI

Archivi della categoria: Scrittura

IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 16

18 venerdì Dic 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

I tabù più macroscopici sono la negritudine, l’islamismo, il politically correct, il fondamentalismo cattolico, l’arte di sinistra, il cazzo del maschio, il culo dei gay, la maternità dell’ultra sessantenne, il meretricio dei politici, ecc., ecc. Non dimentichiamoci dei figli, dei nipoti e del loro futuro ecologico. Fanno venire tutti i sensi di colpa: il consumo pro capite dell’acqua, il petrolio, i frigoriferi, la schiuma dei saponi, una pallina di carta che non va dove deve andare, il cinghiale cacciato, il solito orbettino scambiato per una vipera, i fumi del metano, le caldaie tartassate, il buco maledetto dell’ozono che si apre e poi, chissà, ogni tanto si richiude ma solo nell’Artide ché nell’Antartide non c’è! Ci pensano i paesi sottosviluppati che mandano tutti i loro benedetti rifiuti e le benedettissime scorie delle nostre vecchie macchine, anche quelle rubate e rivendute, perché loro di nuove non ne hanno, bellamente e felicemente per aria, ma i poveretti non hanno altro per gioire, senza tener conto di quelli che per andare in paradiso si fanno esplodere: la colpa è nostra. I ghiacciai si stanno sciogliendo per colpa del riscaldamento globale… le nostre borghesi caldaie, le nostre stramaledette fabbriche e le nostre schifosissime auto magari anche blu! Non ci aspetta l’inferno nell’aldilà, è qui, caldo, caldissimo e tattile. Perché godiamo? Godiamo?! Siamo Zombi concentrici ed eccentrici. Chissà perché gli scienziati non spendono tutte le loro risorse per trovare il modo di riciclare tutte le spazzature (dal verbo spazzare! o da scopare… scopature) della terra e del cielo visto che fra aerei, satelliti e piattaforme spaziali i rifiuti si fanno anche lì. Perché i politici globali se ne fottono. “La possibilità di un’isola” un diario illuminante di Houellebecq, ci fa riflettere su ciò che è la condizione umana dell’oggi e del domani futuribile: una visione nichilista, tragica ma purtroppo reale.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 15

05 sabato Dic 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Gli argomenti non politically correct sono tantissimi ma pasticciando un po’ le informazioni si può trovare il modo di non scottarsi eccessivamente e parafrasando parafrasando, ci possiamo far sopra una discreta critica. Non sempre ci riusciamo perché la faccenda è talvolta molto difficile: giriamo intorno per un bel po’ di tempo come fa un moscone sulla fatta ma poi scappiamo per l’odore che tal fatta emana. L’esempio classico sono dei rotoli o dei libri che srotolando e riarrotolando o sfogliando e risfogliando mandano da sempre lo stesso messaggio di una, nemmeno tanto velata, intolleranza verso chi dei suddetti rotoli o dei suddetti libri può far benissimo a meno, anzi, vive proprio bene senza. Modus operandi permettendo possiamo scansare il tutto e rifugiarci nei meandri delle biblioteche più fornite facendo vita da topo difatto smangiucchiando pagine e pagine poi, bulimici, vomitarne il contenuto in qualche ben arredato cesso, riparare poi, indenni, al computer e ricominciare daccapo questa volta navigando negli infiniti recessi dei mass media. Sempre perséguita l’imbarazzo della scelta ma con un acuto senso del probabile scoop si può estrarre da tutta l’immondizia telematica qualcosa di piccante o mediamente interessante e tradendo un po’ il messaggio, renderlo ancora più saporoso. Se alfine giunge l’aviaria sulle ali o nel guano di qualsiasi uccello migratore o pollo di batteria lager, almeno, a detta di un qualsiasi lurido ministro, farà centosessantamila morti… allora tutte le previsioni e/o le occultamente pilotate scelte vanno a farsi fottere.

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UN MUNDO DE AMOR – UN MONDO DI AMORE

20 venerdì Nov 2020

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Per molto tempo l’uomo ha cercato di liberarsi dall’alienazione attraverso la cultura e l’arte. Siamo di fronte alla diffusione di una nuova ideologia che inizia a descrivere ciò che sta accadendo, a partire dall’eliminazione di concetti in grado di comprendere ciò che sta succedendo. Non è altro che un tentativo di fuga. È chiaro a questo punto che ci deve essere qualcosa di sbagliato nel sistema anche se è del tutto naturale che i benefici tangibili di se stessi siano considerati degni di essere difesi. La sovrastruttura impone un tipo di arte in cui gli artisti vengono educati. Questa falsa coscienza è ormai incorporata nell’apparato sociale dominante che, al suo ritorno, la riproduce secondo il grado in cui il comportamento risponde alla realtà offerta. La ricerca artistica porta un nuovo impulso. Qui la barriera ferma e deforma la ricerca della verità e la ragnatela di dominio diventa la rete della ragione stessa, la società attuale fatalmente rimane impigliata in essa. Nonostante tutto, le strade sono più o meno strutturate e il significato delle idee in fuga è nascosto dietro la parola libertà.

Lucia Marcucci

CORMORAN Y DELFIN – Revista Planetaria de Poesia – VIAJE – Ottobre 1969

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CORMORAN Y DELFIN (1969)

Desde mucho tiempo el hombre busca liberarse de la alienación por medio de la cultura y de las artes. Estamos frente al difundirse de una nueva ideología que se pone a describir lo que está sucediendo comenzando con el eliminar de los conceptos capaces de comprender aquello que sucede. Se trata nada más que una tentativa de fuga. Se presenta claro en este punto que debe haber alguna cosa equivocada en el sistema a pesar de que es del todo natural que los tangibles beneficios de uno mismo sean considerados dignos de ser defendidos. La superestructura impone un tipo de arte en el cual se educan los artistas. Esta falsa conciencia es de ahora en adelante incorporada en el aparato social dominante que a su regreso lo reproduce según el grado en el cual el comportamiento responde a la realidad ofrecida. La búsqueda artística lleva a un nuevo impulso. Aquí la barrera detiene y deforma la búsqueda de la verdad y la tela de araña del dominio se transforma en la tela de la propia razón, la sociedad presente fatalmente se enreda en ella. A pesar de todo las calles están más o menos trazadas y el sentido de las ideas en fuga se esconde detrás de la palabra libertad.

Lucia Marcucci

CORMORAN Y DELFIN – Revista Planetaria de Poesia – VIAJE – Ottobre 1969

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 14

07 sabato Nov 2020

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Magellano ha dato il suo nome ai pinguini, quei pinguini innamorati e filmati, circolanti in Patagonia, anche Antonio Pigafetta, durante il suo giro del mondo, nella Penisola di Valdés deve aver fatto qualcosa a proposito di elefanti marini, otarie o qualcosa di simile; coccodrilli, caimani, alligatori tutti differenti fra loro non si sa in che cosa: cinque secoli fa’ dare un’occhiatina a questi animali era un’avventura di sicuro, senza sponsor o almeno gli sponsor erano blasonati e rari, per averli era un lavoro immane di cortigianeria e adulazione. Mentre Erik il Rosso scopre la Groenlandia, altri scoprono il fiume Omo, le sue sorgenti e la sua foce. Una miriade d’esploratori ha lasciato le ossa in qua e in là per la Terra, ci dovrebbe essere un archivio con tutte le date, i luoghi, i nomi di quei benemeriti coraggiosi che della scoperta di nuove latitudini e longitudini hanno fatto la mèta della propria vita. Il fiume Diamantina è acqua di scontro tra coccodrilli e squali, chi ha la peggio non si sa, dato che l’Australia è territorio di misteri compresi le musiche, i canti e i disegni degli aborigeni. Torniamo in volo ai panorami della Terra del Fuoco che hanno nomi evocatori: Punta Tomba è tutto un programma, i pinguini che si tuffano fanno una fatica immane a tornare in superficie, sembra che su cento ne torni uno. Ma non ci importa niente dei suddetti animali nonostante qualche verde gridi vendetta: preferiamo i bambini kirghisi.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 13

24 sabato Ott 2020

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

L’aereo progettato dall’equipe di von Braun era un triangolo e non aveva né fusoliera né coda ma non ebbe vita facile, sembra che accusasse dei problemi non risolti e anche i missili V2 delle solite misteriose problematiche ne ebbero a iosa un po’ come i Templari, misteri su misteri Graal compreso. Per non parlare di Castel del Monte e di Federico II: otto per otto sessantaquattro per otto cinquecentododici le cui cifre sommate fanno otto, guarda caso, e con un pozzo straordinario, ora chiuso, nel bel mezzo in cui era iscritto un ottagono; gli arredi erano arazzi con figurazioni narranti chissà quali storie, facevano bella mostra sulle pareti e chiudevano le finestre quando era necessario. Sembra che lo studio delle costellazioni e dei loro influssi sull’umanità fosse lì giornaliero, i saggi filosofi, alchimisti e astrologi erano ospiti fissi e Federico li cavalcava a suo piacimento, forse con un po’ di plagio se li portava anche a letto. Per tornare a von Braun pare che anch’esso girasse intorno al numero otto, si chiamava Otto, almeno di secondo o di terzo nome, il millenovecentotrentotto c’entra in maniera molto interessante nella sua vita: in quella data si sposò ed ebbe otto figli, qualcuno però non dello stesso letto. Come non essere sensibili a tutte queste, per alcuni coincidenze, per altri disegni di menti superiori ben strutturate? I triangoli si sprecano: linee che dalle basi o dalle punte delle Piramidi vanno dritte dritte su Parigi passando per Torino, per Praga, per Chiesina Uzzanese, per lo stesso Castel del Monte, indicanti pressappoco o giù di lì l’Arca dell’Alleanza contenuta nei sotterranei di Orvieto, di Roma o dell’Asmara, o forse in un bunker non ancora scoperto a Berlino. Cerchi magici intersecano i lati dei vari triangoli indicando altri luoghi dove ci possono essere energie molto forti e dove viene consigliato di sostare per sentirne i benefici influssi. Queste linee segnano anche ipogei di Lucumoni sparsi per le antiche città etrusche alcuni riportati alla luce e pieni di turisti, altri ancora da ritrovare e scavare alla ricerca di bei segreti di quel popolo ormai abbastanza rivelato ché di misteri ne restano, ohimè, pochi. La confusione è assicurata, possiamo dire qualsiasi cosa e il contrario: ci sarà sempre qualcuno ma che dico, tanti che giurano sulle energie elettriche e organo-elettriche, sui dodici uomini che tirano le fila del mondo e dell’altro mondo, Allah, Dio, Geova, Buddha, Shiva, Bush, Putin, Abdullah Ibrahim, Chirac, Blair… o qualsiasi altro capo di stato sono solo burattini in mano a questi misteriosi Probiviri. I cari Diderot e D’Alembert sono diventati quelli che facevano la lista della lavandaia. Non dimentichiamoci che Newton se la spassava con gli alambicchi, le bacchette magiche e allevava qualche gufo spennacchiato.

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ON HER VISUAL POETRY – SULLA SUA POESIA VISIVA

10 sabato Ott 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

La poesia visiva è una nuova forma di linguaggio derivata dai massicci incitamenti dei media al consumo, dai molti vincoli della nostra società capitalista, dalle informazioni accumulate con le quali siamo bombardati e ridotti in schiavitù incessantemente attraverso forme e abitudini imposte. La creazione di questo nuovo linguaggio che ha riappropriato di modelli magmatici e alienanti per opporsi a loro, per compiere un’azione di guerriglia intorno, dentro e contro di loro, ha permesso di riprendere una consapevolezza critica della realtà attraverso un’operazione politica.

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Il mio lavoro è iniziato con la manipolazione di slogan e immagini raccolte da manifesti e pubblicità, creando contromisure nello stile dei poster da parete, scrivendo esclamazioni sulle pagine dei giornali, prese in prestito dai fumetti dei cartoni animati. Le immagini femminili sono spesso utilizzate nel mio lavoro, con un cambio di “segno” calcolato per irritare l’abituale guardone, abituato ad assumere la riproduzione delle immagini delle donne come consumo di bellezza. Ho continuato questa operazione usando le immagini della scultura classica, corrose e quasi decadute dal tempo, o intagli gotici consumati, apponendo una frase ironica per decontestualizzare l’immagine e creare un messaggio inaspettato.

Poi sono passata al collage, usando l’impronta del corpo femminile e la scrittura: l’impronta come feticcio o come mito del mondo dell’impurità e/o della purezza tecnologica; l’applicazione della scrittura come rinascita di una poesia impropria, contaminata e compromessa con i “ricordi” di una cultura data e acquisita. L’impronta del corpo è un’espressione di disagio, ansia e disagio con l’ingombro materiale e naturale che possediamo e che dobbiamo muoverci e mettere ovunque. La presenza corporale dell’artista nel contesto politico della massa del pubblico: la sua testimonianza grezza e non coltivata in quanto tale, per quanto riguarda le costruzioni culturali del suo ambiente circostante. Il corpo e gli archi del trionfo, il corpo e il grattacielo, il corpo e il libro, il corpo e la scultura, il corpo e la fotografia del corpo, il corpo e l’eroe, il corpo e il paesaggio modificato della “cultura animal “: uomo e tecnologia.

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Il messaggio è formulato attraverso un nuovo codice, attraverso l’iterazione di elementi che devono coesistere: materia, immaginazione e tecnologia. Quindi le opere della poesia visiva non procedono dalla letteratura o dalla pittura, ma come arte autonoma fuori dal conflitto dell’uomo con i mass media.

Lucia Marcucci

The Paris Review – New York – Spring 1979

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Visual poetry is a new form of language sprung from the media’s massive incitements to consumption, from the many constraints of our capitalist society, from the accumulated information with which we are bombarded and enslaved ceaselessly through imposed forms and habits. The creation of this new language which has reappropriated magmatic, alienating models to oppose them, to carry out a guerilla action around, within and against them, has made it possible to resume a critical awareness of reality through a political operation.

My work began with the manipulation of slogans and images collected from posters and publicity, making counter-manifestos in the style of wall- posters, writing exclamations on newspaper pages, borrowed from the speech-balloons of cartoons. Female images are often used in my work, with a change of “sign” calculated to irritate the habitual voyeur, accustomed to assuming the reproduction of women’s images as a consumption of beauty. I continued this operation by next using the images of classical sculpture, corroded and almost decayed by time, or gothic carvings eaten away, apposing an ironic phrase to decontextualize the image and create an unexpected message.

Then I moved on to collage, using the imprint of the female body and writing: the imprint as fetish or as myth of the world of impurity and/or of technological purity; the application of writing as a revival of an improper poetry, contaminated and compromised with the “memories” of a given and acquired culture. The imprint of the body is an expression of unease, anxiety and discomfort with the natural, material encumbrance we possess and have to move about and put everywhere. The bodily presence of the artist in the political context of the mass of the public: its raw, uncultivated testimony as such, with regard to the cultural constructions of its surrounding environment. The body and the arches of triumph, the body and the skyscraper, the body and the book, the body and sculpture, the body and the photograph of the body, the body and the hero, the body and the modified landscape of the “cultural animal”: man and technology.

The message is formulated through a new codex, through the iteration of elements which must coexist: matter, imagination and technology. Hence the works of visual poetry do not proceed from literature or from painting, but as an autonomous art out of the conflict of man with the mass media.

Lucia Marcucci

The Paris Review – New York – Spring 1979

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 12

26 sabato Set 2020

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Una storia sugli onorevoli faccendieri concertisti delle banche, meglio forse sui burattini dei governi nella Commissione Europea, oppure sui tanti debitori che aspettano un tesoro da riportare in superficie dalle profondità recondite dei mari del Sud? Sarebbe auspicabile e più interessante aggirarsi in Tanzania fra le furbe scimmie rosse che hanno inventato una strategia per aprire i cassonetti nella periferia della città? O, in mancanza di meglio, scorrere freneticamente, ma che dico, navigare ancor più freneticamente che mai su internet ? Chi sceglie con me di camminare in un sentierino su per le colline di Alba in cerca di funghi e tartufi? Sono gli ultimi giorni di Pompei ed Ercolano: per sentieri obsoleti, bruciati, asfaltati, illuminati da palle iridescenti, incontri l’onorevole con il trapianto e la settantenne labbrosa, la famigliola multietnica e il palestrato sconvolto dalla palestra chiusa per ferie che sobbalza a ogni improbabile fruscio e, se vuoi rabbrividire, il kamikaze in riposo settimanale ma, chissà perché, largo e grosso di circonferenza vita. Melpòmene è dietro l’angolo ma nei sentieri non c’è mai l’angolo: si trova orrendo e tragico nella città ché mai puoi sapere cosa t’ aspetta. Di notte vedi un bagliore: il piromane svelto scappa sullo scooter e dal cassonetto puzzolente escono le fiamme che si propagano in un lampo alle auto in sosta forzata una accanto all’altra e cominciano le esplosioni; la gente urlante dalle finestre, il fumo, non vedi più nulla. Non mettendo in conto i massacri mediatici ci aspettiamo un futuro da incubo oppure del tutto umoristico cambiando il dramma in commedia anzi in una pièce ancora più leggera e leggiadra. E il tempo passa sveltissimo, te ne accorgi guardando un film con un giovane attore e più tardi, dopo una mezz’ora, un altro film con lo stesso attore ma ormai vecchio realmente, non con il trucco! Repentino, subitaneo, istantaneo. In Tasmania le foche sono perseguitate e mangiate dagli squali bianchi; le scimmie non sono rosse e neanche furbe. Gli attori sono giovani e vecchi allo stesso tempo. Europa, Asia, America, Oceania, quanti nomi propri e impropri, simili e diversi, straordinari e buffissimi evocanti paesaggi di sogno e orrendi abissi di morte o paradisi terrestri. Degli extraterrestri ne parlerò in seguito.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 11

19 sabato Set 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

L’altopiano di Giza con le piramidi consunte dal turismo più caciarolo, fa bella foggia di sé da ormai moltissimi anni. Manipolando alcune panoramiche e alcune notizie si giunge alla tomba di Osiride piuttosto in fretta e ci meravigliamo che sia immersa completamente nell’acqua come nella placenta materna, cosicché ci viene in mente la vita e la morte, un circolo oltretomba e oltremodo vizioso come l’ouroboros! Cheope, Chefren, Micerino e la Sfinge: andiamo in un paese e ci innamoriamo delle impressioni oculari, senza approfondire granché ma apprendendo soltanto i racconti degli operatori turistici e in sostanza neanche quelli. Elaboriamo le tantissime fotografie scattate fra un turista americano e uno tedesco, fra il torero in vacanza e il boss in cerca di avventure, fra la signora in bianco e la puttana decorata dall’oro guadagnato, fra il prete copto e l’imam strascicati nei pullman a prezzo turistico. In America il guanaco delle Ande meridionali sputa tranquillo sopra qualsiasi cineasta ma le riprese sono sempre pulite da tracce di saliva; non così si salvano le altre riprese: la confusione è assicurata. Si mischiano le carissime bistecche di balena del Giappone con le foche della Lapponia, il Circolo Polare artico con l’Equatore, la Sirenetta di Amsterdam con il Colosseo, il cane cinese scuoiato con l’osso buco milanese, il primo ministro inglese con il mafioso della Sicilia, la crociera nel mare delle Baleari con le corse in slitta del Canada: la presenza del caos è tangibile anche perché le datazioni si accavallano nei giorni, nei mesi e negli anni. Archiviare tutte le informazioni, incasellarle con ordine, le dia con le digitali, i fotomontaggi con le panoramiche tridimensionali, i dvd, i cvc, i gvg, bvb, CD, i floppy, ecc., ecc., che bellissimo pasticcio! Ci mancano i profeti di sventura che giurano sull’ora, sul giorno, sul mese e sull’anno della fine del mondo convinti dal loro piccolo cervello nutrito da una miriade di libri di pessima tiratura che fanno brutta mostra nei loro scaffali di merdoteche. Non ci dimentichiamo i computer con programmi adatti ai romanzieri con cinquantamila frasi fatte pronte all’uso.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 10

05 sabato Set 2020

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

I denti tricuspidali degli squali toro facevano la loro bella dimostrazione di efficienza ai sub timorosi scesi nelle acque delle isole Malpelo di origine vulcanica a ovest del Messico e della Nuova Caledonia; il Triangolo d’Oro: dimostravano di poterli fare a pezzetti e ingoiarli dopo venti bocconi, ingoiarli fino all’ultimo lembo di pelle. Gli squali erano a branchi, con loro anche gli squali martello dagli occhi ai lati dello stupefacente volto, proprio sul batticaglio per battere, appunto! Facevano bella mostra della loro originalità ancora avvolta nel mistero: l’uomo si domanda da millenni del perché di tale anomalia come se ignorasse la propria. L’animale impazzito che non si fa una ragione delle stravaganze biologiche degli altri. Uno dei sub era reduce di una brutta avventura in Australia: attaccato, in pieno deserto, dal serpente più velenoso fra le nove specie presenti, il Taypan, nel mentre cercava, con un amico erpetologo, il mitico serpente arcobaleno, aveva riportato un morso proprio sul polpaccio. L’amico gli aveva tagliato la parte cercando di far defluire tutto il veleno ma il povero sub cominciava a paralizzarsi dal collo all’inguine e se non fosse arrivato l’elicottero di soccorso sarebbe prestamente spirato: la cosa più terribile per lui fu di aver rischiato di morire sulla sabbia bruciante di un deserto invece che nelle limpide acque di un qualsiasi mare. I denti degli squali anche se tricuspidali non erano da paragonare a quelli del serpente, quindi si fece coraggio e affrontò tranquillamente sia i toro che i martello e il suo ultimo brandello di carne fu digerito nel limpido Triangolo d’Oro. Lo pianse soltanto l’amico Steve che nella città di Adelaide seppe della disgrazia e insieme ai suoi koala e ai suoi amati canguri in riva al mare, rivolse a lui i suoi pianti e le sue condoglianze, poi tornò nel deserto a caccia di serpenti arcobaleno.

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INDISCREZIONE (il controsenso della scrittura lineare)

29 mercoledì Lug 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Mi venne in mente tempo fa, in una notte buia e tempestosa, di cominciare a scrivere linearmente non curandomi della poetica che ho perseguito per una vita! Il trabocchetto era in agguato: in direzioni diverse mi portava dalla sperimentazione all’angoscia esistenziale. “Meglio un poeta oggi che una gallina domani, meglio una poesia oggi che un uovo domani, poesia a primo sguardo, una nuova razza audace, ma il futuro è in gioco, i più cari saluti…” Bene, benissimo tornare a slogannare, una boccata d’aria fresca o d’acqua fresca è oltremodo salutare, il linguaggio tecnologico, gli inserimenti varii e poi, via via discorrendo e via dicendo. Torno svelta all’agguato di cui prima: volendo scrivere di cose, avvenimenti, fatti, misfatti, accadimenti che si sono avvicendati nella mia vita (quella prenatale, quella natale, quella banale, quella delle cose piccole, quella che si svolge fra un’opera d’arte e l’altra…) ho dovuto scendere al compromesso, proprio scendere e di moltissimi gradini. Perché è avvenuto questo? Ecco l’interrogativo che odio. In effetti sarebbe stato molto arduo descrivere ironicamente e in maniera distaccata ciò che purtroppo non sento in tal modo anzi, lo sento in tragedia… o scena oscena! Sarebbe stato meglio stendere un pietoso velo su ciò? Altro interrogativo fastidioso. Eppure la tragedia fa parte dei lati di un qualsiasi carattere e il mio non sfugge a questa, infatti tocca spesso sia le vette sia gli abissi, ossia allegrie, euforie e comicità ma anche umor nero, melanconia e lacrime amare. I dubbi si susseguono ma non ci casco a lungo; a un certo punto mi do dei limiti, agisco cocciuta e consapevole di sbagliare: lo sbaglio talvolta mi esalta, spezza la monotonia, mi fa sentire da schiaffeggiare, una specie di autoironia, di abbassamento delle difese.

To speak? To write? Parlare, parlare, scrivere, scrivere, qualcuno ha affermato che la scrittura è una ossessione, è un’attività diabolica, che si scrive, si scrive scrivendo e scrivendo si perde la cognizione del tempo e del pudore. Un’operazione masturbatoria che non dà tregua, non si attutisce anzi diventa sempre più frenetica e fagocitatrice, un serpente che si morde la coda: ouroboros.

Magari potrebbe divenire, oltre che un’attività così ossessiva, una mediazione per comunicare subitamente attraverso le e-mail ma allora sarebbe pericolosa, portatrice di virus eppoi a chi mandarla? A chi inviare lo scritto? Estremamente intellettuale, chi lo leggerebbe? I mass media sono ben veicolati per televisione e molto suggestivi (nel vero termine del verbo suggestionare), arrivano a milioni e milioni di spettatori – videoidioti – ma pur sempre impregnabili.

Ai migliori, quelli per intenderci un po’ più acculturati, (sic! ho sentito dire a un deputato distendere le anime! a una attrice ho molta zucca in testa!) anche se bombardati dalle comunicazioni, sopravviene – consapevolmente o no – una specie di sordità mediatica; è un modo per vivere con una parvenza di libertà di scelta, con un arbitrio talvolta strenuamente difeso o almeno gelosamente trattenuto in qualche recesso della mente. Gli altri sono innocenti cavie senza nessuna possibilità di scampo. Le opere tecnologiche, le poesie visive – nelle intenzioni del Gruppo ’70 – dovevano provare a scuotere l’abulia che affligge i più (volevamo inondare gli stadi di volantini, striscioni e recitare poesie dagli altoparlanti, ma tutto questo restò solo teoria), i pochi hanno avuto qualche reazione e allora ecco che mi viene voglia di fare la passeggiata lineare, provare l’avventura dei sentimenti nudi e abbandonare per un po’ le barriere poetiche. Percorrere i sentieri remoti di vita passata, rimossa e anche dimenticata; vedere le cose con un cannocchiale e così avvicinarsele repentinamente, estrapolarle e rifletterci aggiornandole, magari provando a narrarle con il linguaggio tecnologico-visivo. Devo però distaccarmi ragionevolmente dalle vicende più emotive altrimenti le frasi assumono uno stile troppo tradizionale; mi è oltremodo faticoso fare digressioni caustiche, ironiche e dissacratorie. Ho uno stile a saltelli, particolarmente visuale, le immagini mi affiorano tumultuose alla mente e mediamente cerco di scriverle più presto che posso. Scrivere per immagini si è rivelata un’occupazione ardua e trasgressiva, non adatta alla narrazione, ma, d’altra parte non volendo indulgere troppo nella linearità, finirei per oltrepassare la comprensibilità e aggroviglierei inevitabilmente il malloppo.

Non sfuggo all’eccitazione del documento vuoto, del vecchio foglio bianco, pronto lì da riempire, in modo incredibilmente facilitato dalla buona tecnologia computeristica (si può essere nemici del progresso, verdi, gialli, itterici e isterici, apocalittici o integrati alla Eco ma bisogna riconoscere la grande macchina tecnologica e scientifica… questo cervello in cui si può mettere di tutto, ci può dare tanto e quindi aiutare tantissimo), così mi viene voglia di iniziare a narrare, argomentare in qua e in là scegliendo via via la teoria, la novella, il sogno, la poetica, la praxis, il calembour, il nonsense: le possibilità sono infinite, manca solo il tempo… il futuro sempre più breve, incombe. Perciò l’urgenza di testimoniare fatti, misfatti e sogni, aspettative (ancora!), speranze e raggiungimenti di una vita operativa non conclusa. Il genere narrazione mi prospetta molte difficoltà non avendo né uno stile né una mente lineare e come ho detto sopra, proseguo di palo in frasca come un saltafosso.

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Lucia Marcucci (1970)

La struttura a punti fu da me teorizzata nel ’67 in uno scritto riguardante la cinepoesia, rifacendomi all’antropologa Margaret Mead che, in un periodo precedente, aveva studiato il linguaggio di alcuni popoli tribali, il loro modo di comunicazione e i loro rituali. Paradossalmente il mio tipo di comunicazione ha molti lati simili a quelli presi in esame dalla studiosa di cui sopra! Può darsi che ciò sia da attribuire alla fortissima balbuzie che mi affliggeva (continua ancora ma più leggera): ero impedita di fatto ad affrontare un discorso conseguenzialmente corretto. Alcuni scrittori sono narratori esemplari, conoscono perfettamente la consecutio temporum, forse l’hanno nel DNA… eppoi sono soccorsi da una memoria d’elefante; tutto ciò è lontano da me: libera, libera, libera. Sì, così mi reputo; verificare un panorama della mia produzione artistica può far avvallare, a un attento critico, queste caratteristiche.

Per dannazione ricorrente la mia attività poetica è visiva, cosicché devo combattere giornalmente con ricordi a tinte forti che devo decantare in un filtro abbastanza spesso per agevolare la descrizione fluida e comprensibile. C’è poi il problema delle rimanenze: dove le metto? Non posso lasciare le scorie nel telo di finissimo lino, devo in qualche modo utilizzarle versandole nel calderone delle mie storie inventando, ogni giorno, nuove trame anche al rischio di barcollare in varie direzioni. Queste sono le buone intenzioni per una futuribile scrittura narrativa.

Essendo prossima alla fine perché i tempi si riducono inesorabili, mi riprometto spesso di cominciare un lunghissimo romanzo, il più lungo possibile, ironicamente interminabile, necessario di infiniti studi e capitoli approfonditi su cose e persone, un’opera aperta costantemente in fieri. L’umorismo e l’ironia sono modi per sdrammatizzare ciò che ci è difficile affrontare serenamente; qual è il tipo di personalità che ben si adatta all’inesorabile? C’è una miriade di filosofi, beati, santi, matematici, letterati, psicologi, papi, antipapi, illuminati, che hanno affrontato il problema armoniosamente… in apparenza! Ma sarà poi vero? Nessuno è venuto, dopo, a raccontarcelo. L’artista è fra tutti il meno prevedibile, il più contraddittorio e forse il più lunatico, cosicché come andrà a finire? L’interminabile potrà essere iniziato in tempi ragionevoli fra qualche giorno, mese, anno, uno, due al massimo ma poi, quasi certamente, resterà tronco magari sul più bello. Quale sarà la trama: come un serpentone, a volo d’aquila, dallo sguardo basso e rasente terra della rana, rimbombante a mo’ di campo di battaglia, tragica e farfallona o melensa e noiosa? Ci saranno colpi di scena, delitti, orrori, misteri e incanti? Ogni giorno accadrà l’imprevisto. Ogni giorno il giro del mondo attraverso internet e, in mancanza, attraverso i vari scemeggiati e gli osceneggiati. Le alchimie coloreranno di comicità qualche cosuccia, la bacchetta magica servirà a muovere l’aure e alzare un po’ di venticello ma non certo il vento tempestoso che alzano alcuni libri di stupidaggini per bambini mal cresciuti.

Il racconto o meglio l’excursus anageografico nei mass media potrà essere un collage di notizie manipolato, stravolto e reso con altro codice all’attenzione dei lettori, come del resto fanno spessissimo i reporters: assemblano fotografie di paesaggi e cataclismi i più vari con vedute spaziali, rovine per attentato e gruppi di bambini affamati dalla FAO, leoni marini e balene arenate con i pinguini di contorno e qualche foca sbranata dall’orso bianco, i cuccioli scuoiati dai cacciatori di pellicce, le navi rompighiaccio piene di pesciacci già surgelati. Attraverso il maledetto schermo televisivo, veicolante una caterva di ridicole commedie e drammi quotidiani, che imboniscono i videoidioti ventiquattr’ore su ventiquattro. Da ciò il racconto prende l’avvio e il marasma comincia.

Si può aggiungere e togliere qualsiasi notizia, vera o fittizia, ripetere fotogrammi, riprese obsolete e perciò dimenticate dai più che, avendo poca memoria visiva, le prendono per nuove di zecca e invece sono inerenti a tutt’altro servizio e/o prese pari pari da film vecchi o recenti: chi se ne accorge? Neanche uno su mille, neanche uno su un milione! Affascina questa peculiarità dei media, la televisione e anche internet sono oramai i nostri dei, sono il nostro verbo. L’artificio è arte ma la sua diffusione distorta induce la massa a seguirne le direttive senza critica soggettiva/oggettiva, senza riflettere, come un gregge di pecore pronte a smarrirsi. Sarebbe auspicabile lo smarrimento per sentieri alternativi, purtroppo è solo uno smarrimento dell’essere e del cervello indotto politicamente da destra o da sinistra. In molti versano il vuoto nel nulla! Vero è, come diceva Platone, “tutto è memoria” cioè niente si crea dal niente, qualsiasi avvenimento è già stato, o almeno si ripete nel tempo similmente, anche le immagini si succedono simili all’infinito spostate di contesto, riassemblarle è un gioco da ragazzi ora che il tutto può essere filmato, archiviato. Il giuoco degli specchi, il rimandare l’immagine l’una nell’altra e così gli accadimenti, l’uno nell’altro.

Le tante opere di poesia visiva, anche le prime che chiamavo collage o scarabocchi poetici mi portano a rivedere il mio iter fatto di prove ed errori, di entusiasmi e cadute libere, di buoni risultati e di alcuni meno buoni… Ho percorso più di metà della vita credendo nell’arte ma mettendomi dei limiti altrimenti l’autocritica mi avrebbe fermato subito e il pessimismo avrebbe fatto il resto! Tuttora credo in questa irrazionalità ragionata che è la creazione dell’opera, posso dire che ancora mi emoziona e mi esalta. Il mio umor nero si è solidificato e trasmutato alchemicamente nei miei collage, in tutte le mie ideazioni, in tutti i miei scritti. La melancholia dureriana, il ripensamento triste sul perché dell’esistenza, non mi ha mai abbandonato; ha forse condizionato favorevolmente o sfavorevolmente il mio labor.

Firenze, maggio 2006

pubblicato su LA POESIA IN IMMAGINE / L’IMMAGINE IN POESIA “Gruppo 70. Firenze 1963-2013” (a cura di Teresa Spignoli, Marco Corsi, Federico Fastelli e Maria Carla Papini) – Campanotto Editore, 2014

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Lucia Marcucci – Poesia Visiva

La mia poetica consiste, attraverso la parola e il segno, nella rielaborazione letteraria e pittorica, ma soprattutto critica, dei mass media (immagini, slogans, linguaggi variamente persuasori e mistificatori del sistema sociale contemporaneo).

My poetics consists, through the word and the sign, in the literary and pictorial, but above all critical, reworking of the mass media (images, slogans, variously persuasive and mystifying languages ​​of the contemporary social system).

Ma poétique consiste, à travers le mot et le signe, dans le remaniement littéraire et pictural, mais surtout critique, des médias de masse (images, slogans, langages diversement persuasifs et mystifiants du système social contemporain).

Meine Poetik besteht mittels Wort und Zeichen aus der literarischen und bildnerischen, vor allem aber kritischen Aufarbeitung der Massenmedien (Bilder, Parolen, unterschiedlich überzeugende und mystifizierende Sprachen des zeitgenössischen Gesellschaftssystems).

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