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LUCIA MARCUCCI

LUCIA MARCUCCI

Archivi tag: Poesia Visiva

IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 3

10 venerdì Apr 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

C’era una volta un re e una regina e i sudditi soffrivano le pene dell’inferno perché essi erano crudeli e si divertivano a torturarli con le tasse e altri balzelli. Inondavano i computer con milioni di virus e i poveri sudditi stavano ore e ore ogni giorno a cancellare quei microbi infernali: peggio del carbonchio, della peste petecchiale e del colera. Inoltre il tifo faceva strage di diecine di vassalli benestanti che per censo e per abitudine venivano cremati e le loro ceneri, sparse per le colline verdeggianti, concimavano benissimo il terreno per nuove coltivazioni di mais, di soia e di carciofi. Si giravano film sui pinguini innamorati e ne si imponeva la visione per giorni interi da tutti gli schermi che si trovavano sia nelle case sia, enormi e giganteschi, per tutte le strade e le piazze del piccolo regno lacchèstano. Non c’era traccia di spot pubblicitari, nessuno sapeva mai cosa comprare: qual era il prodotto migliore? Ciò metteva in grandissima angoscia il povero popolo che doveva pensare individualmente alla scelta: era il dramma giornaliero. Non soltanto: erano proibiti anche i sogni perché a ogni risveglio i poveretti erano costretti immediatamente a scriverli e inviarli per e-mail solo se avevano sognato in bianco e nero altrimenti venivano decapitati e la loro testa appesa all’arco della porta a esempio per tutti. Vicino alla porta c’era un letto di legno dove ogni sera dovevano accoppiarsi in bella vista e il re o la regina passavano a cavallo sopra una Cadillac e si divertivano a frustare le terga delle coppie nelle varianti delle posizioni studiate dal Kāma Sūtra e perfettamente eseguite. Questo era il compito più difficile sia perché era giornaliero, sia perché le frustate venivano a riaprire le ferite neanche un po’ rimarginate. Nonostante tutte queste angherie mancavano di spirito di ribellione; anzi sembravano quasi felici del loro stato, paghi della sofferenza inflittagli, come fosse un sacrificio per un promesso paradiso futuribile. La ricompensa non era assolutamente adeguata ai patimenti, ma si sa che la fede è irrazionale e inestinguibile, perciò ogni male voluto non è mai troppo.

© Riproduzione riservata

La potenza della poesia

08 mercoledì Apr 2020

Posted by Lucia Marcucci in Opere

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Visual Poetry

La potenza della poesia (2006) | acrilici su tela stampata | cm 60×45

2006 - La potenza della poesia
…

© Riproduzione riservata

IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 2

03 venerdì Apr 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Che meraviglia i suoni, i colori e i nomi dei paesi orientali: Samarcanda e Bukhara, Tashkent, il Kazakhstan, il Tagikistan, l’Uzbekistan, il Kyrgyzstan… il percorso di Gengis Khan in su e in giù per la steppa a cavallo con gli sciamani e i vocalizzi Tuva. Che ne possiamo fare del fascino francese, Parigi, i castelli della Loira… no è troppo a portata di mano, troppo scontato. Allora vanno bene i sobborghi di Londra, i quartieri del Middle Sex no, anche questi obsoleti percorsi dei turisti con il solito cent al piede. L’America dal nord al sud passando per le Ande e andando un po’ a zig zag, consumando il consumismo anche fra le baracche del Brasile e dell’Argentina. La ex Germania nazista, i campi di concentramento, i forni crematori: anche questi troppo sfruttati, fotografati, rivoltati, storici, antichi, invecchiati. I paesi un po’ pericolosi a rischio di bombe e kamikaze a nolo come il Pakistan, l’Afghanistan, l’Iraq, la Palestina, Israele. Più tranquilli i sentierini mai percorsi, tutti verdi, ecologici, intricati di rovi, neanche segnalati dalle comunità montane, con serpentelli innocui o velenosi, ragni, qualche fiera sopravvissuta e orbettini che nessuno sa cosa siano (sauri con le zampette atrofizzate). Il giro del mondo per sentierini e canoe. Ci vuole una vita per farlo e forse non basta: con due reincarnazioni ce la dovremmo fare. Tutti i sentieri del mondo scansando le città, i monumenti, le tracce di civiltà. Utopia utopia, solo utopia. Forse anche noia, la cultura non interessa più. Meglio le drammaticità umane, le contraddizioni, gli scempi, i monumenti innalzati e rovesciati, oggi su domani giù, l’inquinamento, il cemento, lo sventramento delle civiltà… i disastri aerei, il terrorismo, le aggressioni, gli estremismi religiosi, gli scontri etnici, le rivalità fra ricchi e fra poveri, le stragi delle balene e delle foche. E non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si può trovare un dio ovunque.

© Riproduzione riservata

IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 1

29 domenica Mar 2020

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa. L’inizio dell’interminabile è questo, un tantino, solo un tantino spiazzante. Seguiranno itinerari fantastici e no presi direttamente dalle carte geografiche, corredati da incontri e situazioni reali e irreali, tanto chi può andare a controllare? Avvalendosi di cronache e di accadimenti tratti dai soliti giornali, notizie internet, televisive e via dicendo, mescolando e ingarbugliando sempre più i fatti e le informazioni faremo insieme il giro del mondo e il controgiro addolcendo la lettura per chi vuole nomi esotici e sconosciuti, tundre e altopiani, canyon, steppe e sorprese folkloristiche magari corredando il tutto con fotografie manipolate di spaesati indigeni: si può fare di tutto e di più per la gioia dei fruitori. Sulla strada, sull’aereo, per nave, sul cammello, sulla slitta, in treno, a cavallo, sui lama; per precipizi e forre, nevi e ghiacciai, mari in tempesta, triangolo o quadrilatero delle Bermude, fossa delle Filippine, la muraglia cinese, le spiagge alla moda con turisti un cent di dollaro al piede.

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Riflessi

27 venerdì Mar 2020

Posted by Lucia Marcucci in Opere

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Visual Poetry

Riflessi (2006) | acrilici su tela stampata | cm 100×60

Riflessi (2006)
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Il virus

21 sabato Mar 2020

Posted by Lucia Marcucci in Opere

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Visual Poetry

Il virus (1972) | collage su carta | cm 71×100

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…

© Riproduzione riservata

Vola poesia

04 martedì Feb 2020

Posted by Lucia Marcucci in Opere

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Visual Poetry

Vola poesia (2001) | acrilici su tela stampata | cm 87×110

2001 - Vola poesia (243)
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© Riproduzione riservata

Molti si sono uniti

21 sabato Dic 2019

Posted by Lucia Marcucci in Opere

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Visual Poetry

Molti si sono uniti (2003) | acrilici e collage su tela stampata | cm 95×100

2003 - Molti si sono uniti (257)
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© Riproduzione riservata

IMPURE ACTS

14 sabato Dic 2019

Posted by Lucia Marcucci in Archivio documenti, Eventi

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Alberto Moretti, Arte Contemporanea, Contemporary Art, Giuseppe Chiari, Impure Acts, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Sylvano Bussotti, Visual Poetry

IMPURE ACTS – China National Arts and Crafts Import & Export Corporation, Pechino (1968) | gesto Dada | manifesto| cm 66×46

Impure Acts
Impure Acts (1968)

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Il guerriero androgino. La donna, l’opera, la poesia visiva. – parte III

11 mercoledì Dic 2019

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Nell’attività umana il fare appartiene all’elemento maschile della personalità, mentre l’essere è puro elemento femminile e quindi ogni opera è sintesi di fare e essere, riunificazione degli opposti attributi, fuoco bianco e fuoco nero, luce bianca e luce nera, una totalità l’opera d’arte. Nell’ispirazione, che sembra all’artista provenire dall’esterno, come una penetrazione o/e possessione, si riconosce l’elemento attivo, maschile, che feconda la parte femminile, la psiche dell’artista stesso così che si generi il figlio, l’opus, la “creatura alchemica”. Il processo creativo come processo erotico intrapsichico, l’eccitazione che si accompagna al pensiero produttivo come eccitazione di natura libidica: infatti da molte autobiografie di artisti e poeti, sappiamo che gli stati creativi sono contraddistinti spesso da un particolare stato d’animo quasi orgiastico. Si può definire questo processo creativo come “orgasmo dell’io” che si ricollega ad un concetto di bisessualità fondamentale come “qualità dell’unità e dell’intero sé” come polarizzazione di essere e di fare che si riunificano e si fondono nel momento dell’atto creativo; il processo creativo ci rimanda quindi alla androginia rituale sciamanica, dove si tende a ricreare l’integrazione dei contrari, a restaurare simbolicamente il caos originario, con un recupero del magmatico Es.

Attuando una regressione anche violenta, l’artista-sciamano, preda della mania invasante di Dioniso – perché in esso non è il sogno ma l’ebrezza, è vita vissuta pienamente e non oggettivata – e tuttavia guidato e corretto da Apollo, dio della forma, «della forma plastica in arte, della forma razionale del pensiero» dice Brown⁸; l’artista allora sarà capace di non perdersi, nella possessione invasante delle menadi, ma la sua sarà una «regressione al servizio dell’io» un’immersione nel magma fecondo dell’inconscio, che gli consentirà di riemergere, Rebis, androgino ermetico, coagulantesi sotto il controllo di Apollo, organizzatore di ogni Logos.

Il mito platonico viene ripercorso nel progetto e nell’attuarsi di ogni opera d’arte o di ogni atto altro atto creativo, come regressione alle radici arcaiche, come recupero del lontano androgino primitivo: indifferenziazione iniziale generante successive identità. Infatti attraverso l’elaborazione di varie componenti si attua la riunificazione degli elementi maschili e femminili, vera sublimazione alchemica dell’«opus psichica», elementi non più rimossi ma conciliati in un nuovo androgino; l’opera si rivela essere sintesi di attivo e passivo, di maschile e femminile, di Apollo e Dioniso, di essere e di fare, sia essa quadro, scultura, architettura, musica, scrittura. L’opera come sintesi e mistero, hieros gamos iniziatico, pregna dei codici contestuali, generatrice di forme simboliche alle quali tutti sono chiamati a partecipare attraverso un processo di decriptazione, processo implicante il desiderio dello svelamento.

Già all’inizio degli anni sessanta tutti questi problemi agivano in me e nella mia opera: l’ansia e il malessere per trovare un rapporto con il contesto, vorticoso Kaos, in cui era il mio corpo femminile e la mia mente maschile, il bisogno della concretizzazione fra le tradizioni di memoria e la tecnologia e altro ancora. La poesia tecnologica, la poesia manifesto e finalmente la poesia visiva. La poesia visiva opera “impura”, opera ambigua, poesia e pittura, ma non questa né quella, opera intermedia, inter-mass-media, poesia uscita dal libro, pittura entrata nel libro, poesia da gridare negli stadi, pittura da guardare sui muri delle strade: fu la mia opera, la mia mania invasante, la mia riemersione. Il mio lavoro iniziò manipolando immagini e slogan tratti dai rotocalchi, creando nello stile dei manifesti murali dei contro-manifesti, scrivendo sulle pagine dei giornali esclamazioni prese a prestito dal linguaggio dei fumetti, cambiando di segno immagini femminili nella maniera più irritante agli occhi del fruitore abituato ad assumere la riproduzione della donna come consumo di bellezza, servendomi di immagini di opere classiche decontestualizzate con interventi di scrittura come revival di poesia impropria, contaminazione e compromesso di tutti i ricordi della cultura data e acquisita. Il messaggio fu formulato attraverso un nuovo codice, attraverso l’iterazione di elementi che hanno necessità di coesistere: la materia, l’immaginazione e la tecnica. Il collage fu la tecnica che mi permise soluzioni più varie, perfino con pellicole di vecchi film, con nastri incisi, fino ai nuovi segni del computer.

Nei miei intendimenti l’opera doveva essere un “volgare” il più vicino al mondo d’oggi, un “volgare” però carico, pregnante, politicizzato, guerrigliero, scomodo. L’opera riunificatrice degli opposti ma nello stesso tempo enorme carica esplosiva, accusatrice e giustiziera. L’opera come sintesi e mistero ma generatrice di forme simboliche che possano muovere, irritare, creare scompiglio. L’opera come infiltrazione in tutte le fenditure possibili, a coprire il più piccolo pertugio. Strategia e guerriglia a coprire il possibile scoperto. Attraverso l’opera ridefinirsi infine come facenti parte di una cultura dinamica, una cultura che taglia i ponti con le tradizioni, i ruoli imposti, una cultura che tragga dal passato ciò che le possa servire per muoversi e, se il passato è maschile e classico, umanistico, illuminista, romantico, funzionalista, costruttivista, etc., ebbene estrapoliamo ciò che serve e andiamo avanti, considerando questo “maschile rigido” come vecchio, indebolito, ripetitore del proprio riflesso, mestatore di riti e di miti che hanno già cominciato a non appartenergli più.

Affondare a piene mani nella cultura e cambiarla di segno, in quella cultura pagata a caro prezzo per lo stratagemma dell’eccezionalità, della decontestualizzazione sempre effettuata; trarre da quei codici un linguaggio di segno contrario, rivisitando tutti i luoghi del martirio, rivivendo positivamente il fuoco dei roghi.

Firenze, 1987

⁸ N.O. Brown, La vita contro la morte, Milano, Adelphi, 1985.

pubblicato su Donne e scrittura, (a cura di D. Corona), Palermo, La Luna, 1990

Donne e scrittura

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Lucia Marcucci – Poesia Visiva

La mia poetica consiste, attraverso la parola e il segno, nella rielaborazione letteraria e pittorica, ma soprattutto critica, dei mass media (immagini, slogans, linguaggi variamente persuasori e mistificatori del sistema sociale contemporaneo).

My poetics consists, through the word and the sign, in the literary and pictorial, but above all critical, reworking of the mass media (images, slogans, variously persuasive and mystifying languages ​​of the contemporary social system).

Ma poétique consiste, à travers le mot et le signe, dans le remaniement littéraire et pictural, mais surtout critique, des médias de masse (images, slogans, langages diversement persuasifs et mystifiants du système social contemporain).

Meine Poetik besteht mittels Wort und Zeichen aus der literarischen und bildnerischen, vor allem aber kritischen Aufarbeitung der Massenmedien (Bilder, Parolen, unterschiedlich überzeugende und mystifizierende Sprachen des zeitgenössischen Gesellschaftssystems).

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