La verità (1964) | collage su cartoncino | cm 37×30

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29 venerdì Ott 2021
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La verità (1964) | collage su cartoncino | cm 37×30

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21 giovedì Ott 2021
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Le mie opere si susseguono per più di mezzo secolo ma, per tutto questo tempo, ho mantenuto invariato il “manifesto” della poetica che è sempre la stessa. In soldoni: prendo a piene mani i materiali dai mass media cambiandoli di segno per rimandare, perfido artificio, il messaggio al mittente; la via lavorativa e il modo di stesura è oltremodo manipolato, mischiato, contaminato e fuorviato tale da costringere il fruitore a una specie di faticosa lettura, così da catturare l’attenzione verso il contenuto/significato che risulta criptato e ammiccante. Con questo modus operandi, ottengo numerose sperimentazioni nelle infinite varianti. Il risultato che ho sempre teso raggiungere, nell’opera completa, si concretizza attraverso un processo tecnicamente abbastanza complicato in quanto avvalso di procedimenti misti, tempi lunghi e brevi, colle e frammenti, stoffe e carte, colori plastici e processi tipografici, e chi più ne ha, più ne metta.
Alcune opere risultano estremamente cariche di ironia, altre hanno un contenuto simbolico e amaro, altre ancora gioiose e fascinose. Una mia fonte assai abbondante di utilizzo sono i cartelloni pubblicitari con i loro colori tesi a colpire l’occhio e a convincere della bontà reclamizzata: i miei lavori, nella loro finitezza, stravolgono i significati, i contenuti e le tentazioni – anch’esse rovesciate e contrastate – e denunciano, così sperando, la volgarità e la prepotenza della persuasione occulta. Cerco di smaliziare il consumatore, di favorirgli una chiave di lettura per una scelta critica, insomma la mia opera d’arte non è solo fine a se stessa ma si rivolge al pubblico in un tentativo etico. E’ una speranza (se nell’insieme, l’operato ha colto nel segno) che mi può confortare della fatica assidua, nella ricerca ostinata dell’utilità di tutta l’opera, per la dedizione totale che ho profuso all’arte in un costante percorso, talvolta anche pericoloso, che ho immesso nel mio, ormai lungo, cammino di vita.

My works follow one another for more than half a century but, for all this time, I have kept unchanged the “manifesto” of poetics which is always the same. In a nutshell: I take the materials from the mass media with both hands, changing them in order to send the message back to the sender, perfidious artifice; the way of work and the way of writing is extremely manipulated, mixed, contaminated and misleading such as to force the user to a kind of strenuous reading, so as to capture attention to the content/meaning that is encrypted and alluring. With this modus operandi, I get numerous experiments in infinite variations. The result that I have always aimed to achieve, in the complete work, is realized through a technically quite complicated process as it makes use of mixed procedures, long and short times, glues and fragments, fabrics and papers, plastic colors and typographic processes, and so on, it has, more.
Some works are extremely full of irony, white others have a symbolic and bitter content, and others still joyful and fascinating. A very abundant source of my use are advertising billboards with their colors aimed at striking the eye and convincing the advertised goodness: my works, in their finitude, distort meanings, contents and temptations – also overturned and opposed – and hopefully denounce the vulgarity and arrogance of occult persuasion. I try to smalize the consumer, to favor him with a key to reading for a critical choice, in short, my work of art is not just an end in itself but is aimed at the public in an ethical attempt. It is a hope (if, overall, the work has hit the mark) that can comfort me from the assiduous effort, in the obstinate search for the usefulness of the whole work, for the total dedication that I have lavished on art in a constant path, sometimes even dangerous, that I have entered into my, now long, journey of life.
Firenze, febbraio 2014
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16 sabato Ott 2021
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Ma sarà ancora necessario… (1997) | acrilici su carta stampata e intelata | cm 118×86

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09 sabato Ott 2021
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Stupefacente! Una vecchia signora aveva la psicosi delle microspie installate nella sua casa, nel pianerottolo e nell’ascensore… si sentiva perseguitata da microscopici occhi che non la lasciavano mai, perfino in strada la seguivano in tutti i suoi movimenti. Era terrorizzata; morì pazza in un letto d’ospedale con una quantità indescrivibile di cimici a farle compagnia. Stupefacente! Si dà il caso che nell’odierno contesto una quantità massiccia di cittadini, militari, politici, clericali, finanzieri, banchieri, imprenditori ma anche gente comune, siano quotidianamente spiati attraverso le telefonate dei cellulari, degli apparecchi fissi, dai computer, dalle telecamere in tutti gli angoli delle strade, ecc., ci possiamo domandare perché? Oppure è una domanda oltremodo ingenua? Quanto costa tale attività? Certamente una cifra altissima! Possiamo immaginare una moltitudine di personale specializzato impiegato giorno e notte in questo lavoro, quali fantasmi evanescenti e silenziosi, intenti a captare i nostri discorsi, i nostri sospiri, gli amori e le disperazioni, le banalità e i reati, l’evasione fiscale e le imprecazioni cazzose, la risata sonora e l’ansimare del maniaco della sega. Altre bande intente a succhiare soldi attraverso numeri civetta e sempre tramite i cellulari. Le attività a delinquere non si contano più, sempre più fantasiose e odiose. Ma che bella compagnia, la vita si fa molto interessante e i sentierini a trabocchetto non si contano. Che nostalgia dei neri pozzi sotto o prima dell’altare che si aprivano inghiottendo in un attimo il malcapitato facendo passare il suo corpo in un turbinio di lame taglienti come rasoi! Ad maiora.
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25 sabato Set 2021
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Fuori dal centro della città, nella prima periferia Leopoldina di Firenze, in primavera e in autunno, dai giardini si sprigiona un intenso profumo di Olea fragrans che invade le strade dalle belle case ottocentesche, solide e severe. E’ un profumo inebriante, caldo, materico che attenua e copre qualsiasi altro odore, penetra in profondità e molto piacevolmente, i sensi. Chi percorre quelle strade sia a piedi sia in bicicletta è inondato dagli effluvi che solleticano le narici e fanno sognare berceaux con bei fiori in quantità; la fioritura autunnale è più sobria di quella primaverile, quasi più raffinata, adatta ai fruitori sofisticati ed esigenti. Esulta ma senza odore, il Cielo stellato, un tipo di Aster meraviglioso che riproduce con le sue infiorescenze, i suoi boccioli e le sue foglie, la volta celeste. La sciamana è stordita dagli impulsi procuratele da tutte queste sollecitazioni; prostrata, si libra stancamente nel suo volo verso il tramonto.
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18 sabato Set 2021
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Delicatamente (1965) | collage su masonite | cm 35×25

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09 giovedì Set 2021
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C’è un buco nero nel microcosmo cerebrale che impegna gli scienziati da oltre cinque secoli a cominciare dagli alchimisti e poi, via via, ai super studiosi di oggi, ma ancora non sono arrivati a definirlo; qualcuno ipotizza un rapporto strettissimo con l’universo dove i buchi neri sono individuati come l’implosione di una stella e/o di una galassia. Sarà ma il mio buco nero mi impressiona assai anche se è infinitamente microscopico; forse è la milionesima parte di un nucleo di atomo. Mi impressiona perché nel mio cervello è riprodotto l’universo, le particelle di materia sono fra loro distanti come fra stella e stella, perciò è comprensivo di vari buchi neri. Le galassie mi vanno da un orecchio all’altro, dal naso alla nuca, dalla bocca alla fronte; il tempo, misurato in rapporto al macrocosmo, sarà anch’esso di zero-dieci milionesimi di nani secondi! Che schifo meraviglioso! Non solo il cervello ma tutta la materia di cui siamo composti è così: atomi, nuclei, particelle, neutroni, protoni, ecc. distanze intergalattiche e dio che spazia anche lì. Può darsi che ci siano anche gli arcobaleni e gli sciamani che tentano di andarci sopra con la loro mitica scala.
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02 giovedì Set 2021
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Cometa (2007) | collage e acrilici su tela | cm 120×70

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26 giovedì Ago 2021
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Tag
Arte Contemporanea, Contemporary Art, la battana, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry
È forse un caso che in molti paesi ci si ponga contemporaneamente il problema di cambiare i veicoli tradizionali della poesia? Sugli ultimi sviluppi della situazione si organizzano dibattiti e mostre, convegni e tavole rotonde. Nel corso di uno di questi incontri si è chiesto se il fine di queste operazioni di avanguardia fosse per caso il museo: è stato ribattuto che questo non è un problema, o meglio, non è il “vero problema”.
Infatti c’è una viva agitazione in giro, che non fa certamente pensare a quel tipo di collocazione. Anzi l’impostazione del problema si pone proprio all’opposto e cioè la possibile funzionalità dell’arte nell’attuale contesto. E’ ovvio che l’istituzione del museo ne ha deviato, isolando, da più di un secolo, la sua naturale e reale funzione, favorendone semmai la riproducibilità e il consumo a livelli di élite e spostandone il linguaggio referenziale.
Siamo ora di fronte a una vera e propria crisi del sistema che va superata attraverso concrete riforme del settore.
Una delle difficoltà della situazione presente è costituita dalla peculiarità di talune affermazioni e di talune sperimentazioni che possono deviare l’attenzione e spostare il problema verso soluzioni e ricerche convenzionali di analisi linguistica.
Tra gli interessi che alcune avanguardie dimostrano di affrontare sincronicamente, per una non rigida compartimentazione delle discipline estetiche e del linguaggio, mi pare che possa essere considerato più vicino alle attuali esigenze di consumo e di comunicazione il fenomeno della poesia tecnologica.

E’ un’operazione di trapianto e come ben sappiamo tali operazioni sono fra le più delicate. Infatti il grande ostacolo in genere è costituito dalla reazione che l’istituzione mette in atto per respingere ogni materia alloctona. Dunque non resterebbe altro che aspettare la naturale assimilazione? Ma c’è una alternativa: rafforzare i piani di rilancio e di potenziamento; da un lato la qualificazione dell’offerta, ossia la capacità di comunicazione attraverso un impegno più vivo e coordinato di tutti gli operatori di poesia, dall’altro il rafforzamento della capacità di competizione sul piano nazionale internazionale mediante azioni propagandistiche.
E anche: visto e considerato che l’arte è sottoposta come ogni altra cosa alle variazioni del mercato e di conseguenza i linguaggi, essendo composti da una pluralità di segni, variano a seconda del plusvalore da essi acquistato in relazione a un certo numero di interpreti, si può considerare che il veicolo capace di assumerne l’esemplificazione deve per forza passare attraverso le forme più significative della civiltà attuale, cioè deve fare i conti con i progressi tecnologici e con tutti i canali della comunicazione di massa.
Saltate le categorie logiche e etiche convenzionali che riflettono la fiducia nell’oggettivo esistere del mondo, della sua conoscibilità, nel sicuro esigere un ordinamento morale e sociale, l’ultimo atto di affermazione possibile non è che un sistema di linguaggio poetico, dove si realizzi senza residui l’esperimento e giunga a capovolgersi, quindi a esemplificarsi, il senso generale, paradossale del vivere umano.
Ora una particolarità di queste operazioni sta nella minuziosità dell’osservazione, da parte del poeta, delle vicende tecniche, da trattato specializzato, che non può essere tacciata di “deviazione professionale” ma semplicemente di accorgimento agli eventi.
E’ prevedibile infatti che l’esponibilità di un’opera d’arte venga sempre più ridotta se non continuamente aggiornata alle possibilità tecnologiche in divenire. E, se l’arte è scandalo, non è da poco scandalizzare oggi il fruitore!
Se la libertà dell’uomo è nel possesso dei mezzi produttivi, la libertà del poeta è nel possesso degli stessi mezzi relazionati.
Il contrasto tra le scienze è diventato l’argomento di fondo della nostra cultura, ma è forse un contrasto tra la conservazione e il progresso?
Un modo soggettivo di vedere le cose e la trascuratezza per la scienza e la tecnologia: è il paraocchi di molti di noi.
Lucia Marcucci
La Battana, numero 9-10 – Fiume, ottobre 1966
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20 venerdì Ago 2021
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Figura mentis (1984) | matite su tela | cm 100×100

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