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LUCIA MARCUCCI

LUCIA MARCUCCI

Archivi della categoria: Scrittura

IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 26

08 sabato Mag 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Visual Poetry

Un premio per 5000 punti. Qual è quella cosa per cui non ti danno un aggancio? Buoni premio, punti premio, tesserine di sconto, telefonate gratis se fai un tot di spesa mensile, digitale a detrazione se fai un altro tot di risposte azzeccate… E’ un’idiozia commerciale che stressa, come i fascicoli in più nel giornale che ti pesano in mano o nella borsa: il giornalaio non li prende indietro perché ingombrano la piccola edicola. Nel supermercato è meglio: non visto puoi sfasciare la confezione e lasciare il malloppo nello scaffale. Molto spesso dentro le pagine c’è il buono per andare a un teatrucolo di periferia o per pagare un po’ meno certe cose che proprio non t’interessano; insomma ti vogliono programmare ogni mossa, ogni minuto, ogni passo, ogni pensiero… altrimenti sei un qualunquista o un anarchico. Nella cassetta della posta le lettere importanti sono nel bel mezzo delle reclami fitte fitte tutte infilate, anche a costo di fisico rigetto, in malo modo nell’angusto vano! Spesso pendono al di fuori con, magari, l’avviso della raccomandata o la bolletta del gas o qualche altra più importante missiva in pericolo di perdita per qualsiasi fortuito colpo di vento. Torniamo ai punti buono: la mazzetta dei tali è riposta in un cassetto, ogni volta che aggiungiamo dobbiamo ricontare il tutto, viene sempre la maligna voglia di buttarlo nel cassonetto ma, ogni volta desistiamo stupidamente confidando nel futuro premio. Che razza di condizionamento è questo? Perché soggioghiamo all’idiota occulto futuribile? Dov’è la scelta personale non eterodiretta? Non esiste più: tutto fa parte del condizionamento dei mass media, anche rendendosene conto non sfuggiamo: è quasi umanamente impossibile.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 25

24 sabato Apr 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Grande la possibilità dell’individuo di spostarsi da un parallelo all’altro, longitudine e latitudine, fuso orario, tutto compreso. Ormai i collegamenti fra scali aerei e navette erano al massimo delle loro potenzialità, il programma di linea indubbiamente perfetto, gli orari rispettati al nanosecondo, dunque il viaggiatore non perdeva un attimo del suo tempo. Tutto questo succedeva nel duemilacentocinque dopo circa un secolo di ricerche sui tempi d’imbarco e di sbarco, sui voli planetari, sui rapporti fra compagnie aeree e società autostradali, non trascurando le ferrovie e i trafori sottomarini intercontinentali. I viaggi avevano ripreso a essere il passatempo più attuato, non c’era persona che non avesse fatto cento volte il giro della Terra intervallato da qualche tour intergalattico, con intensa soddisfazione degli stessi utenti e degli operatori che incameravano lauti guadagni. Così, essendo presi da questa preponderante attività i popoli non scendevano più in conflitti, la pace assicurata rendeva un po’ monotono il flusso dell’economia ma d’altra parte era risolto il problema delle guerre e non sembrava poco! La pubblicità esaltava tutti i luoghi visitabili e non, ma, siccome erano veramente universali, nessuno si lamentava; avendo una grande soddisfazione globale e interstellare, tutto si equiparava magnificamente. Gli uomini politici erano tutti proprietari di agenzie di viaggio, anche i capi di governo avevano lavorato in gioventù nel settore turistico e dunque il motto globale era: mai fermarsi. Gli intellettuali non potevano permettersi di sedere al computer più di un’ora al mese, d’altra parte i computer erano divenuti tascabili e nulla ostava che potessero portarli in giro e lavorare nel frattempo dei frenetici spostamenti. Chi si azzardava a sottrarsi ai viaggi veniva subito indagato e poteva subire un processo con annessa condanna. Non avveniva spesso, era inverosimilmente assai raro, sembrava che gli umani si fossero ben adattati al moto perpetuo, a vivere nell’infinità dello sballo, come il progenitore Shiva.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 24

10 sabato Apr 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Il volo continuava non lineare: le rotte si intersecavano e disegnavano stranissimi ghirigori, in alto e in basso, incrociandosi e allontanandosi, ancora intrecciandosi quasi un ricamo a punto chiaccherino. Aveva una scia opalina, di tanto in tanto cadevano le penne gialle e azzurre dal corpo magro della sciamana e la scia prendeva sempre più il colore dell’iride ma molto soffuso, sbiadito. Le penne cadendo verso la terra o nel mare lasciavano come dei segnali del passaggio a nord-ovest, a sud-est, a est-nord, a nord-sud. Galleggiavano sulle onde o si posavano lievemente sui prati e sugli alberi, sulle case e sulle strade, solo pochi umani erano attirati da queste piume di cui solo alcuni si domandavano da dove venissero. La distrazione faceva da padrona, solo rari privilegiati, salutarmente curiosi, rimanevano attoniti dal fenomeno. Per la sciamana (iniziata alla categoria essendo nata con il corpo ricoperto da un bel grasso bianco e spesso) doveva essere un momento di perplessità, forse di sgomento perché i suoi giri volanti si prolungavano e ritornavano su se stessi frequentemente, planando in picchiata su luoghi non sperimentati o già visitati, risalendo subito dopo per la delusione. Cercava nuovi affascinanti territori e situazioni da estrarre e manipolare a suo piacimento ma non sembrava facile. Il volo si interruppe in un istante: aveva scorto strane costruzioni su un’isola molto somiglianti colonne a tortiglione, brulicanti, fino alla vetta, di uomini che si affaccendavano in un continuo percorso in su e in giù, avanti e indietro. Quella specie di bolgia sembrava non avere fine e non avere principio, infatti le enormi colonne sprofondavano nel terreno a mo’ di trapano e forse erano proprio i “brulicanti” a farle girare. Dalla madre terra al padre cielo in un continuo lavorio alienante. La situazione poteva suscitare un forte interesse ponendosi la domanda del perché tutto quel tramestio, per raggiungere cosa? Per trascorrere tutta la vita (i brulicanti avevano diverse età, dall’infanzia alla vecchiaia) occupati, in continuità d’impegno, né riposo né ozio, sempre in stretti giri avvitanti? E’ ciò che può dare la felicità? O, perlomeno, la tranquillità? Si potrebbe spiegare con una grande, impressionante fede fondamentalista.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 23

27 sabato Mar 2021

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Gli Oscar per i film più volgari in assoluto vanno sempre ai paesi capitalisti che possono permettersi effetti speciali e attori super pagati a profusione. Gli effetti diventano ultrafantastici, quasi incredibili. Ormai i computers raggiungono tutto lo scibile del possibile, niente è tabù, perfino i colori hanno aspetti nuovi da non poterli razionalmente descrivere: l’iride diventa una bazzecola! I colori dello spettro della luce non hanno fine: forse dio è lì (nel computer, o nei colori?). La teoria dei colori di Goethe è un grande guazzabuglio, non sappiamo se il poeta avesse cercato dio proprio in quel guazzabuglio, ma se così fosse non l’avrebbe trovato. Invece viene trovato nei film americani, immancabilmente banalizzato ma raggiunge al cuore il pubblico che ne magnifica tutti gli aspetti e ne esalta la superficialità: è questo che vogliono raggiungere? L’incantamento totale senza critica e senza pensieri, la pacificazione ebete della mente, il raggiungimento dell’estasi dionisiaca e del paradiso! Dio. Versare il vuoto nel nulla. Continuare così assorbendo le comunicazioni e non elaborando: troviamo una fossa puzzolente di miasmi putridi, di cervelli in putrefazione. Non saltando di palo in frasca possiamo asserire che i film più cretini e lontani dal, seppure elementare, linguaggio filmico sono prodotti italiani: le commedie più becere, più volgari e stupide; com’è possibile che esistano persone che ci lavorano credendoci e soprattutto che vanno a vederli? Le vie del guadagno sono veramente infinite, infinite quelle dello spreco e dell’ignoranza. Per via di metafore potremmo raggiungere la complessità di un trattato sociologico da fare invidia ai migliori esperti del settore.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 22

13 sabato Mar 2021

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Furono pochi ma determinanti i tiranni che dominarono per lunghi periodi dal duemilatrecento al cinquemiladue la porzione di terra riemersa dopo il Grande Cataclisma, pressappoco nella zona che era stata un tempo l’America Centrale. In questa piccola zona le rovine di strane costruzioni strettissime e alte spuntano come ossa scarnite in qua e in là dove la vegetazione è più rada sottolineando la tragicità del paesaggio, i colori sono plumbei, le nebbie incombono perennemente. La vita si svolge sotto la superficie ed è frenetica: gli pseudoumani hanno una vita molto lunga, tre volte quella di qualche migliaio di anni fa. Sono superattivi, lavorano quasi incessantemente e restano infaticabili, non sentono affatto la stanchezza ma, al contrario, più lavorano e più vogliono lavorare. Questo spiega, in parte, le tirannidi che si susseguirono e che prosperarono per tre millenni in questo sopravvissuto lembo di terra ma in cui, negli ultimi anni, si verificarono episodi piuttosto particolari quali nascite plurigemellari e antropozoomorfiche che fecero vacillare la stabilità dei regimi creando leggere sommosse e piccole interrogazioni, suppliche e lettere anonime all’unico giornale. Tutto rientrò presto nella norma, furono accettate le anomalie cosicché nessuno ci fece più caso, anzi divenne di buon augurio avere uno pseudoumano gemellare o antropozoomorf. Il governo stabilì il sussidio da devolvere una tantum a chi aveva questi strani pseudoumani in famiglia. Una in particolare ebbe l’evento di tre gemelli con forme a dir poco stravaganti: il primo aveva il volto con grandi occhi e un naso molto piccolo, la bocca con labbra turgide e rosate, la fronte spaziosa, il tutto contornato da capelli fulvi e inanellati; il secondo mostrava il volto ovale, gli occhi azzurri e distanti, i capelli color oro; il terzo aveva il mento scolpito e il naso a foggia greca, antichissimi lineamenti che destavano stupore e un po’ di ribrezzo, i capelli erano di un nero corvino con riflessi bluastri! Non erano normali, si poteva notare un forte e obsoleto DNA che era venuto alla luce dopo millenni di evoluzione della specie. Come aveva potuto verificarsi un simile evento? I geni non erano ancora del tutto affievoliti.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 21

27 sabato Feb 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

I fenomeni naturali quali le piogge, il vento, le albe, i tramonti, la neve, il gelo, il sole splendente e le nubi alte, stratificate, mutanti in strane figure dove ognuno può vedere e immaginarsi qualsiasi vicenda, qualsiasi rappresentazione proto-filmica perché continuamente variante, sono questi gli spettacoli meravigliosi a cui rivolgersi per lenire le ferite della vita. Anche le guglie dei grattacieli, le distese dei mulini eolici, i canali artificiali e i viluppi degli svincoli autostradali hanno un loro fascino, l’avanzata tecnologia edifica monumenti avveniristici fascinosi, degni di incanto. L’uomo subisce incosciente quell’ammaliamento tanto che si vedono greggi di turisti con i nasi per aria e le bocche aperte per le streets di New York, non meno per le altre città siano esse europee, giapponesi, coreane, cinesi, indonesiane, chi più ne ha, più ne metta. Sempre, costantemente vediamo i nasi all’insù, l’occhio dietro l’obiettivo, l’orecchio sul cellulare, il dito pronto a spippolare, scattare, scattare o girare, girare. Quanto questi ominidi capiscano ed elaborino è ancora da verificare, sembra che ben poco venga percepito in modo tale da costruire un’esperienza su cui basare uno stile di vita, una prassi, tantoméno un’etica. Il più delle volte gli stimoli non raggiungono che il vuoto e sul vuoto non si può edificare il benché minimo complesso. I rapporti con l’immaginazione e la razionalità della natura sono i soli condivisibili perché in fondo facilitano l’infinita progettazione della mente.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 20

13 sabato Feb 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

E’ oltremodo periglioso scansare gli argomenti e i fatti drammatici scaturiti da strategie (sic) politiche che si rivelano anche banali e ripetitive nonostante gli errori evidenti agli occhi di tutti gli uomini pressoché un poco ragionevoli. Ma così è e, a quanto sembra, non si può far niente: gli sbagli sono continui, persistenti, innegabilmente anche volontari. Alle tragedie succedono tragedie, ai conflitti i conflitti, alle ingiustizie continuano ingiustizie. Che fare? (fu il titolo di una interessante rivista d’avanguardia degli anni sessanta). Ci domandiamo ciò molto spesso ma la domanda rimane senza risposta. Resta l’ironia, anche il sarcasmo, ma è meglio l’umorismo, insomma niente da fare: così è. Si potrebbe modificare l’indole della maggioranza degli uomini? Lasciamo correre tanto non si può, non hanno potuto gli dei, nemmeno Yahweh, nemmeno Cristo in croce o Maometto alla montagna, eppure ci hanno provato ma con nessun risultato, anzi forse sempre peggio… allora diamoci alle barzellette ché il sangue si ristora e il riso lo fa buono. In Cina perseguitano le religioni, qualsiasi, dal cristianesimo all’islamismo, dal buddismo al taoismo… tutto ciò che non è razionale è sospetto. Sono nel giusto? Non è strano che uccidano i feti femmina.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 19

29 venerdì Gen 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Rivalutiamo l’ozio, l’intervallo, il dolce far niente. Lasciarsi andare in un prato, guardare gli olivi, l’insalatina di campo (si può trovare anche a Versailles), scegliere le piantine più tenere, i piedi bagnati dall’erba ancora umida di rugiada, le tazzine delle fate (piccole ragnatele tessute durante la notte fra i fili d’erba) cosparse di goccioline microscopiche che le fanno diventare argentee, non pensare, non fare, respirare appena, piano piano e vedere, vedere. L’occhio si riposa perché lo sguardo è lungo, spazia quasi all’infinito, fra il verde e l’azzurro: ci sono ancora questi paradisi? Basta trovarli. Ci sono… volere è potere. Sembra strano ma non si possono spesso condividere, in pochissimi apprezzano ciò, la solitudine è l’unica condizione che può permettere questo piacere. Il naufragar m’è dolce… la solitudine è meravigliosa solo a tratti, poiché le relazioni sono vitali per confrontarsi, per scambiarsi nello specchio: vedersi l’uno nell’altro è splendido, ma solamente volere vedersi, non essere costretti, che è prigionia. Quanti per pigrizia si costringono nella pania di una convivenza squallida, mortale, trovando soltanto la soddisfazione di spargere veleno non solo sull’altro ma su tutti gli altri; di conseguenza su sé stessi implodendo nel pessimismo più infimo e idiota. Mancano totalmente del senso dell’ironia, sale della vita. Nei più è faticoso cercarlo, educarli a ciò diventa terribilmente difficile, forse non c’è la consapevolezza che possa essere l’unico modo per affrontare moltissimi momenti e crescite, buone o cattive, esperienze nuove o purtroppo ingenuamente ripetute e pagate carissimo. Enfasi e prosopopea al posto di un’umile volontà di conoscere e d’imparare. Ci vuole il momento di riflessione, di ozio appunto, d’intervallo per riprendersi la propria immagine con dentro il nous e conviverci felicemente e in modo indulgente. Altrimenti il rischio di diventare dei robot è reale. La schiavitù vissuta senza accorgimenti, senza reattività, anzi, subita tranquillamente come fosse naturale stato di vita, è un fatto di cui tutti i giorni siamo testimoni.

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 18

16 sabato Gen 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Possiamo notare che la lettura è sempre più ostica per il grande pubblico, compriamo i giornali ma ci limitiamo, nel migliore dei casi, a leggere i titoli, la pagina della cultura si mette da parte riproponendoci di leggerla successivamente: illusione! Quei fogli si accumulano minacciosi su qualche sedia o sul tavolo facendoci avere sensi di colpa, mai riusciremmo a leggere tutto! Che storia è questa? Intanto i mostri s’impinguano sempre più di reclami, inserti, promozioni e regalacci che quantomeno pesano e infastidiscono; perché questo fastidio? Cosa è successo? La lettura è diventata un’attività torturante? C’è qualcosa che logicamente non torna: nell’era delle informazioni preferiamo evidentemente l’occhio del diovideo. Il tempo, Chronos, ci manca, o crediamo che ci manchi? Chronos è più breve: un breve, piccolo dio che ci mangia e sputa tutti i nostri ossicini, ci divora per lunghe ore nel traffico, per lunghe ore alla ricerca di un posto per il nostro costoso guscio che dobbiamo lasciare ogni qualvolta ci si debba recare in altri gusci più ampi, ci manca perché l’altro dio Eros ci divora anch’esso, per non parlare di Hermes dio del denaro e dei ladri! Le ore si riducono a pochi minuti, le notti si accorciano spaventosamente, i letti divengono nemici, il sonno è sogno d’angosce. La vita è bella e breve o è un terribile incubo? Cosa fanno tutte queste opportunità tecnologiche e pseudo se non caricarci impulsi suicidi? Leggere per dimenticare ma lo slogan è leggere per non dimenticare! E’ preferibile il primo: dimenticare l’ansia che ci stringe, lasciare scorrere Chronos senza dargli importanza, fantasticare sulle frasi o su ogni parola… sognare senza terrificanti oppressioni, scorrere le pagine di qualche libro di favole, di novelle, descrizioni di boschi abitati da tanti animali, colline, montagne, laghi e il mare…

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IN FIERI (Il volo della Sciamana) – 17

02 sabato Gen 2021

Posted by Lucia Marcucci in Scrittura

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Arte Contemporanea, Contemporary Art, Lucia Marcucci, Poesia Visiva, Scrittura, Visual Poetry

Non possiamo fare a meno degli apocalittici “siamo avvelenati ogni giorno“: s’inizia dal dentifricio, avanziamo con il caffè, passiamo alle fette biscottate, il latte, la marmellata, non diciamo, ahimè, della brioché, delle patatine con l’aperitivo e i suoi coloranti, il grano come minimo è radioattivo, i pomodori transgenici, il pesce allevato con chissà cosa, magari con cadaveri di cani e di gatti, le verdure concimate chimicamente, la frutta cosparsa di anticrittogamici, il virus H5N1 del pollo aviario-ato, le uova peggio che mai, la carne è delittuoso mangiarla, il formaggio fatto con il latte delle mucche pazze che circolano indisturbate, il pane e la pasta (è bene ripeterlo) con grano avvelenato, la cioccolata confezionata dai bambini sfruttati, la lana è della povera pecora torturata, il mangime dei gatti fatto con le balene, quello dei cani anche, forse nei wurstel ci sono i ritagli delle piccole foche oltre che glutammati a iosa, il vino pieno di solfiti, le aranciate colorate con gli acrilici, i superalcolici micidiali, il caffè decaffeinato, il tè (non viene raccolto dai minori?) affumicato cancerogeno. Cosa ci dimentichiamo? Gli scarichi industriali, il metano, l’elettricità, i rifiuti, il vetro, la plastica, l’alluminio, il carbone, la benzina e l’uomo a quattro ruote che poi va a impinguare le palestre. Le caverne erano più ecologiche, l’ominide non era avvelenato e moriva sanissimo a vent’anni. L’aria e l’acqua pure, limpide; qualche vulcano mandava, a periodi, fumi velenosi… erano veleni ecologici. Non esistevano i vaccini! La beata età dell’uomo è oramai trascorsa, milioni di anni ci dividono: gli apocalittici ci proteggano! Forse il buco dell’ozono è l’occhio di dio che ogni tanto lo allarga per guardarci eppoi gli si ristringe e lo chiude dalla rabbia.

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Lucia Marcucci – Poesia Visiva

La mia poetica consiste, attraverso la parola e il segno, nella rielaborazione letteraria e pittorica, ma soprattutto critica, dei mass media (immagini, slogans, linguaggi variamente persuasori e mistificatori del sistema sociale contemporaneo).

My poetics consists, through the word and the sign, in the literary and pictorial, but above all critical, reworking of the mass media (images, slogans, variously persuasive and mystifying languages ​​of the contemporary social system).

Ma poétique consiste, à travers le mot et le signe, dans le remaniement littéraire et pictural, mais surtout critique, des médias de masse (images, slogans, langages diversement persuasifs et mystifiants du système social contemporain).

Meine Poetik besteht mittels Wort und Zeichen aus der literarischen und bildnerischen, vor allem aber kritischen Aufarbeitung der Massenmedien (Bilder, Parolen, unterschiedlich überzeugende und mystifizierende Sprachen des zeitgenössischen Gesellschaftssystems).

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