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Il tempo scorre inesorabile, i detriti della materia in disfacimento si accumulano ai margini per poi sprofondare piano, pressati dal loro stesso peso. Il Borgo presto sparirà e le sue macerie saranno ricoperte dalla vegetazione: il ciclo della sua vita è finito, la terra se lo riprenderà teneramente. Anni addietro fu pieno di vita e di avvenimenti: pochissimi abitanti ma agguerriti e pieni di temperamento si combattevano fra loro con inventiva e qualcuno anche con spiccato senso dell’umorismo. Erano di provenienza eterogenea: inglesi, australiani, svizzeri, americani, italiani di varie città, dieci locali e gatti, cani, gallinacei, maiali, i conigli venivano acquistati nei dintorni… Avevano un’associazione “Amici di C. di F.“ che era il focolaio di tutte le battaglie.
Anche i pochi che ne erano fuori, altrettanto pugnaci, avevano il loro bel d’affare nel tenere le fila degli spargimenti di materiale cartaceo giudiziario. L’attenzione, sempre vigile, risultava di un interesse unico, capace di divertire il pubblico abituato a una grande città e più smaliziato: in quel luogo super felice gli accadimenti erano talmente concentrati, stupefacenti e umanamente meschini da deliziare i palati più raffinati. L’infanzia si protraeva fino all’età di mezzo e oltre; padri, madri e nonni la facevano perennemente da patriarchi, giungendo spesso ai cent’anni. Alcuni figli più implumi degli altri si disperavano alle frequenti lacrime delle madri rimaste vedove e a loro volta orfane, il tutto condito da risentimenti alternati con lugubri ritrosità e scoppi d’ira. Si sapeva tutto di tutti, la commedia infinita era spassosa e ricca di colpi di scena. Il quieto vivere bandito: si scendeva in blocco nell’arena della vita… piccola, piccola ma estremamente avvincente.

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