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Superiore a una quantità notevole di bravi, un tecnico informatico si prodigava giorno dopo giorno a riparare scanner, stampanti, computer, macchine fotografiche digitali e ogni altro repertorio inerente alle forme informatiche. Tant’è che in uno speciale momento restò incantato, ipnotizzato, basito davanti a uno di questi apparecchi infernali e, non riuscendo più a volgere lo sguardo, finì per essere un tutt’uno con la satanica macchina. Tentarono di staccarlo arrivando perfino a convocare i migliori chirurghi del momento ma non ci fu nulla da fare: era talmente incastrato e quasi incorporato in quella che era stata una stampante che risultava impossibile riuscire a separarli. La stampante aveva ripreso a stampare e non smetteva, anzi la sua funzione risultava diabolicamente perfetta: i lembi del povero corpo del tecnico erano vergati con i tanti caratteri: neretto, corsivo, bodoni, gotico… perfino colorati e diversificati nelle dimensioni, sembrava una piccola rotativa inistancabile, si riusciva persino a leggere le frasi che si evidenziavano spesso con il rosso. La frase più ricorrente era “a fare il bravo è il più bravo”. Presto iniziò a colare il sangue, la pelle della vittima era logorata sempre di più dal frenetico lavorio, cosicché divenendo sempre più sottile i vasi sanguigni schizzavavo divelti. Non c’era proprio niente da fare, rimaneva una pietosa sepoltura da dare a entrambi.

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