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Allo scrittore presto si manifesta un’urgentissima voglia di pubblicare ciò che ha scritto sino al giorno stesso in cui questa patologia si profila con tutta la sua veemenza. Malissimo! Mal gliene incoglie!! Il cassetto dove, tanti anni addietro, si riponevano i manoscritti, non esiste più: ora c’è il computer con il suo svelto contenitore dei doc.; clicchi e viene fuori, in bella vista e confortato dai sistemi più sofisticati, il testo facilmente correggibile, spostabile, buttabile, manipolabile, inviabile. Il bianchetto è lontano nel tempo remoto, idem la carta carbone. Lo scritto aumenta di giorno in giorno, diventa malloppo virtuale ma sempre malloppo, si versa nel CD perché potrebbe essere attaccato da un virus e si tiene lì. Arriverà il giorno che la libido editoriale si farà sentire aspramente e allora saranno guai! La ricerca, non sempre a buon fine, della eventuale casa editrice, la trattativa, le bozze da correggere, le scocciature varie, la spedizione, il pacco che arriva o non arriva, la presentazione, i critici, gli omaggi, le dediche! Meglio il sentierino nel bosco pieno di serpi e ragnoloni, con qualche sparuto fungo in qua e in là, la rugiada che bagna le scarpe e il volo dei fagiani spaventati. Anche programmando un testo interminabile, viene pur sempre la tentazione di darlo alla luce con magari scritto, al posto di fine, continua. Quanti alibi, quanti sotterfugi, quante bugie eludenti! Tentare di tutto, ingannarsi su tutto: il letterato insonne apre il file e si rilegge, rilegge, rilegge in continuazione fino all’estenuazione furiosa…

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