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Nel racconto spesso si cela il rifugio del vagabondare in cretini aforismi e sentenze mascherate da ironia banale. Come ci caschiamo non c’è detto, ci caschiamo, ed è tutto qui. Se non indulgi nella narrativa, gira e rigira non sai come cavartene, è un grosso guaio: difficile uscirne. Il serpente si morde la coda; spesso e volentieri, la contraddizione è perennemente dietro l’angolo (che noia quest’angolo). Quale sotterfugio lo scribacchino può escogitare? Stare senza scrivere: banale! Oppure scrivere e subito cancellare. La narrativa notturna prevale per ore ma svanisce al far del giorno. In poche righe è citato due volte il serpente, l’ironia, il banale, l’angolo: perché mai? La stasi è palude e sabbia mobile, è come affondare piano piano, con tutta la consapevolezza del non ritorno.

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