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La banalità della frase “il rumore del silenzio” è quasi lapalissiana ma calza a pennello quando riesci a uscire da un incessante strepitio e sprofondi nella più assoluta calma e assenza di suoni. Magicamente un sottofondo leggero di vibrazioni solletica l’udito, ali di farfalle sonore recitano frasi colorate, il pulviscolo delicato di microscopici peletti pizzica nei lobi tesi all’ascolto. Si sente una frase: l’intuizione è il seme, la pianta è il regalo del destino. C’è molta retorica, anche presunzione… ma pensando e ripensando ciò è quasi una preveggenza, con un po’ di umorismo si passa ad altro e il gioco è fatto. Nella totale assenza di suoni il colore del cielo può diventare grigio, i boschi sono plumbei e il vento non spira. Riprende l’incalzante brusio della folla, il rumore si fa assordante; ora la nave potrebbe salpare piena di matti e andare alla deriva accompagnata da grida sempre più alte, stridule, insopportabili. La ricchezza interiore è solitudine gioiosa, in completo abbandono l’estasi è consuetudine. Bisogna però capire se non è solo sentimento consolatorio, molto spesso privo d’ironia, il sorriso è forzato, le idee si rincorrono in ouroboros e allora è solo caos. Il privato è depressione, non ci sono alibi. L’isolamento non è solo mentale, la fisicità è dietro l’angolo… Non ci rimane altro che il rifugio nella Terra del Fuoco: Erik il Rosso o Pigafetta?

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