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Quale razza d’arte è quella pubblicata e criticata su alcune riviste atroci sia nell’impaginazione sia nelle riproduzioni dagli orribili colori, impossibile a digerire anche a un primo sguardo: indignazione e ribrezzo sono gli unici sintomi che producono in una, seppur modesta, persona acculturata. Non basta l’ironia e il disincanto per sopportare tali onte o tali banalità ché ancor quelle rivoltano lo stomaco e con esso il senso del pudore. Alle pareti della maggioranza delle borghesi abitazioni nazionali e internazionali, fanno mostra appesi orripilanti trofei strappati ai mercatini o ai mercanti (si divertono, loro, a imbonire gli idioti acquirenti), cose indescrivibili dagli scintillanti colori (stranamente fluorescenti) dei paesaggini nevosi alle fette di anguria, dai ritratti velinici ai fiori morti stecchiti e graveolenti odore di putrefazione, dai pesci lucidi di squame rosse gialle verdastre agli strumenti musicali lisci e anch’essi morti nel silenzio imposto dalla stupidità del soggetto. Che cosa ne fanno delle loro povere ma presuntuose abitazioni? Solo luoghi di incultura, luoghi squallidi e degradati. Talvolta appaiono composizioni di fotografie ma anch’esse di banalità calendariale e peggio ancora gruppi di famiglia con bambini in pannolini. Meglio la capanna eritrea, etiopica, keniota, congolese, amerinda, esquimese, ecc. povera ma vera, essenziale e per questo stupenda in armonia e insostituibile ombelico del mondo.

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