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Il volo continuava non lineare: le rotte si intersecavano e disegnavano stranissimi ghirigori, in alto e in basso, incrociandosi e allontanandosi, ancora intrecciandosi quasi un ricamo a punto chiaccherino. Aveva una scia opalina, di tanto in tanto cadevano le penne gialle e azzurre dal corpo magro della sciamana e la scia prendeva sempre più il colore dell’iride ma molto soffuso, sbiadito. Le penne cadendo verso la terra o nel mare lasciavano come dei segnali del passaggio a nord-ovest, a sud-est, a est-nord, a nord-sud. Galleggiavano sulle onde o si posavano lievemente sui prati e sugli alberi, sulle case e sulle strade, solo pochi umani erano attirati da queste piume di cui solo alcuni si domandavano da dove venissero. La distrazione faceva da padrona, solo rari privilegiati, salutarmente curiosi, rimanevano attoniti dal fenomeno. Per la sciamana (iniziata alla categoria essendo nata con il corpo ricoperto da un bel grasso bianco e spesso) doveva essere un momento di perplessità, forse di sgomento perché i suoi giri volanti si prolungavano e ritornavano su se stessi frequentemente, planando in picchiata su luoghi non sperimentati o già visitati, risalendo subito dopo per la delusione. Cercava nuovi affascinanti territori e situazioni da estrarre e manipolare a suo piacimento ma non sembrava facile. Il volo si interruppe in un istante: aveva scorto strane costruzioni su un’isola molto somiglianti colonne a tortiglione, brulicanti, fino alla vetta, di uomini che si affaccendavano in un continuo percorso in su e in giù, avanti e indietro. Quella specie di bolgia sembrava non avere fine e non avere principio, infatti le enormi colonne sprofondavano nel terreno a mo’ di trapano e forse erano proprio i “brulicanti” a farle girare. Dalla madre terra al padre cielo in un continuo lavorio alienante. La situazione poteva suscitare un forte interesse ponendosi la domanda del perché tutto quel tramestio, per raggiungere cosa? Per trascorrere tutta la vita (i brulicanti avevano diverse età, dall’infanzia alla vecchiaia) occupati, in continuità d’impegno, né riposo né ozio, sempre in stretti giri avvitanti? E’ ciò che può dare la felicità? O, perlomeno, la tranquillità? Si potrebbe spiegare con una grande, impressionante fede fondamentalista.

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