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Gli Oscar per i film più volgari in assoluto vanno sempre ai paesi capitalisti che possono permettersi effetti speciali e attori super pagati a profusione. Gli effetti diventano ultrafantastici, quasi incredibili. Ormai i computers raggiungono tutto lo scibile del possibile, niente è tabù, perfino i colori hanno aspetti nuovi da non poterli razionalmente descrivere: l’iride diventa una bazzecola! I colori dello spettro della luce non hanno fine: forse dio è lì (nel computer, o nei colori?). La teoria dei colori di Goethe è un grande guazzabuglio, non sappiamo se il poeta avesse cercato dio proprio in quel guazzabuglio, ma se così fosse non l’avrebbe trovato. Invece viene trovato nei film americani, immancabilmente banalizzato ma raggiunge al cuore il pubblico che ne magnifica tutti gli aspetti e ne esalta la superficialità: è questo che vogliono raggiungere? L’incantamento totale senza critica e senza pensieri, la pacificazione ebete della mente, il raggiungimento dell’estasi dionisiaca e del paradiso! Dio. Versare il vuoto nel nulla. Continuare così assorbendo le comunicazioni e non elaborando: troviamo una fossa puzzolente di miasmi putridi, di cervelli in putrefazione. Non saltando di palo in frasca possiamo asserire che i film più cretini e lontani dal, seppure elementare, linguaggio filmico sono prodotti italiani: le commedie più becere, più volgari e stupide; com’è possibile che esistano persone che ci lavorano credendoci e soprattutto che vanno a vederli? Le vie del guadagno sono veramente infinite, infinite quelle dello spreco e dell’ignoranza. Per via di metafore potremmo raggiungere la complessità di un trattato sociologico da fare invidia ai migliori esperti del settore.

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